Il comitato dei genitori: veglieremo sulla sicurezza

12 Settembre 2017

Le mamme di Scuole sicure: vogliamo sapere come si muovono le istituzioni

CHIETI. «Oggi, 11 settembre, i ragazzi sono entrati a scuola. Ma la situazione non è affatto cambiata rispetto alla sicurezza. Le scosse nella nostra regione continuano: non si tratta più di un’emergenza. Vorremmo capire come le istituzioni si stanno comportando, perché non abbiamo segnali di alcun genere rispetto agli interventi sugli edifici scolastici». A parlare è Manuela Falasca, una delle mamme del Comitato scuole sicure Chieti che ieri mattina, giorno del rientro nelle aule per oltre 10 mila studenti teatini, si trovava di fronte alla scuola primaria di via Bosio, ad oggi ancora chiusa visto il rilevamento nella struttura di pavimenti in amianto, mentre le opere di messa in sicurezza non sono partiti: gli alunni sono stati trasferiti momentaneamente nella secondaria Ortiz.
«Le strutture scolastiche – ormai sono diventati dati pubblici – hanno degli indici di vulnerabilità molto molto inferiori a quanto previsto dalla norma», continua Falasca. La campagna Scuole Sicure lanciata dal Centro continua ad allargarsi a macchia d’olio, se si pensa che anche a Chieti istituti come l’Itis Luigi Di Savoia hanno indice di rischio (Slv) pari allo 0 (in condizioni di normalità si dovrebbe prevedere un valore pari, o almeno prossimo, all’1). Mentre associazioni e comitati, anche in città, tornano ad organizzarsi. «Il nostro primo obiettivo è quello di informare su prevenzione e comportamento da assumere in caso di evento tellurico», dice Katia Leone, componente del comitato cittadino Scuole sicure, «il terremoto non deve essere considerato più un’emergenza straordinaria, ma un fenomeno continuo». E aggiunge Annapaola Fasoli, un’altra mamma che fa parte dell’associazione: «Collaboriamo da 4 mesi con la Provincia, che è stata disponibile. Il Comune ci ha fornito, invece, documenti cartacei. Gli istituti scolastici con indici davvero bassi sono in primis l’Industriale e il liceo artistico (che riaprirà oggi a seguito di opere di manutenzione, ndc). L’Industriale, con indice zero, presenta forti infiltrazioni d’acqua che ne minano la stabilità. Lì dovrebbero partire dei lavori di adeguamento sismico, per un importo di 5 milioni di euro. Chiaramente non basteranno». Laddove il problema resta anche quello delle evacuazioni in caso di emergenza, visti i circa 1.700 alunni iscritti e gli scarsi spazi di manovra per le zone esterne di raccolta. Ma così rassicura il professor Eugenio Marchesini, responsabile della sicurezza del Di Savoia: «Sono previsti 5 milioni di euro per l’adeguamento sismico, fondi destinati alla ricostruzione. I lavori dovrebbero partire entro l’estate prossima: la dirigente scolastica Anna Maria Giusti è costantemente in contatto con la Provincia. Nel frattempo abbiamo intensificato le prove di evacuazione attraverso uno staff di professionisti, soprattutto per i ragazzi del primo anno». Così ricorda invece la preside del liceo artistico Paola Di Renzo: «I dati e gli indici di rischio che possiedo li ho appresi attraverso la pubblicazione del quotidiano il Centro: l’Artistico presenta criticità, ma mi sto attivando per il trasferimento in una nuova sede». Ad intervenire è anche l’architetto della Provincia Francesco Faraone: «Gli indici pubblicati dal Centro sono i dati che noi abbiamo comunicato alla Regione. A Chieti abbiamo aperto un discorso sulla questione sia con il Comitato scuole sicure sia con Cittadinanzattiva. Abbiamo fornito i dati, ma non si è ancora pubblicato nulla in attesa di riprendere il discorso a fine mese. Abbiamo intenzione di aprire un sito provinciale per pubblicare tutte le certificazioni che abbiamo, nonché di organizzare ulteriori riunioni con i presidi. Molti di loro, dopo l’uscita sul giornale degli indici degli istituti, ci hanno contattato». «Vorremo capire quali progetti concreti ci siano in campo», commenta infine Aldo Cerulli, segretario regionale di Cittadinanzattiva che già si era mobilitato attraverso una richiesta di accesso agli atti, «presumo, comunque, che ci chiameranno».