Il comitato per l’oro sparito: un peccato non riaverlo più

2 Febbraio 2020

ORSOGNA. A Orsogna lo chiamavano “l’oro del dolore”. Le collane e i gioielli in oro antico, che adornavano la veste verde di San Rocco, avevano non solo un grande valore economico, ma soprattutto...

ORSOGNA. A Orsogna lo chiamavano “l’oro del dolore”. Le collane e i gioielli in oro antico, che adornavano la veste verde di San Rocco, avevano non solo un grande valore economico, ma soprattutto erano un baluardo di fede, perché frutto delle offerte votive date al santo per supplicare una grazia, salvare i propri cari da sventure e malattie. L’oro del dolore, appunto, «a cui tutti gli orsognesi sono legatissimi e che, purtroppo, non abbiamo più potuto riavere. E, a prescindere dall’esito finale del processo, è questo il nostro rammarico più grande». Il giorno dopo la chiusura del processo sul caso dell’oro sparito, con l’assoluzione dell’unico imputato, l’ex parroco don Mario Persoglio, a parlare è Maria Antonietta Piccicacco, presidente del comitato che si è costituito per riavere l’oro del santo e accertare le responsabilità di chi lo ha fatto sparire. Il comitato ha, infatti, inviato un esposto in procura dopo che, il 16 agosto del 2015, nel corso della processione dedicata a San Rocco, ci si è accorti che la veste verde del santo non era più ricoperta dai donativi dei fedeli, ma solo di bigiotteria. L’oro era sparito. «Resta il rammarico per non aver potuto riavere quell’oro, che rappresentava anche la nostra tradizione, visto che Orsogna ha una sua peculiare arte orafa», dice la presidente del comitato commentando l’esito finale del processo dove il comitato si è costituito parte civile. «Noi siamo comunque contenti perché abbiamo avuto il coraggio di organizzarci per combattere una battaglia che sapevamo essere difficile. Certo non avremmo potuto gioire per la condanna di un sacerdote. Non ci siamo armati contro don Mario. Ma abbiamo difeso l’orgoglio di un paese, la sua tradizione e il suo patrimonio di fede e spiritualità che erano racchiusi in quell’oro».