Il comitato va all’attacco Azione legale contro Sasi

Si alza lo scontro tra associazioni e cittadini, pronti a dare l’incarico a tre avvocati «Situazione insopportabile. Manca l’acqua? No, è solo un problema gestionale»
ORTONA. Dopo sei mesi di razionamento dell’acqua, a Ortona si alza lo scontro tra i cittadini - riuniti sotto la bandiera del comitato Ortona Sasi class action - e l’azienda che gestisce la risorsa idrica. Due associazioni, tre comitati e tanti cittadini, che nei giorni scorsi hanno gremito la sala Eden di Ortona partecipando al convegno sulla crisi idrica, sono pronte ad affidare a tre legali un’azione nei confronti di Sasi.
«Si è fatta notare l'assenza assoluta di amministratori locali ai quali è stata imputata la grave colpa di non aver tutelato gli interessi collettivi con l'elusione totale di ogni tipo di controllo su una gestione deficitaria. I cittadini hanno denunciato una situazione non più sopportabile cui, oltre al danno (carenza della distribuzione) si aggiunge la beffa (comunicazioni ballerine di chiusure e mancanza di rispetto di quanto comunicato)», recita una nota del comitato.
Disservizi che ora si trasformano in una richiesta di risarcimento: «I cittadini continuano a invocare indagini con gli strumenti della magistratura, visto che sono costretti a pagare e mantenere un ente che sembra blindato da coperture, che non rilascia documenti visionabili sulla portata d’acqua alla sorgente, o sulla mappatura delle reti nel sottosuolo delle città, che si poggia su inefficienze di troppe meteore della politica, e che nemmeno attua il monitoraggio dei diversi serbatoi di uno stesso centro abitato visto che non è in grado di comunicare quando l’utente non avrà acqua in casa, creando i disservizi che si sono palesati agli occhi di chiunque».
Sasi si difende sostenendo che il problema principale è la carenza d’acqua: «Ma senza darne prova documentale», dicono dal comitato ortonese. «Se il problema fosse la scarsità d’acqua alla sorgente, e se tutti i cittadini avessero un serbatoio di accumulo, l’acqua per riempire tutti i serbatoi evidentemente non sarebbe sufficiente. La spesa obbligatoria per l’autoclave, pena lo sfollamento di alcune case, oltre che creare sacche di esclusione sociale, è chiaramente non dovuta. Sarebbe il caso di ricordare che l’Abruzzo è ancora ai primi posti per la presenza di acqua sorgiva e che la provincia di Chieti è al penultimo per disagi dovuti alla manutenzione delle reti, piuttosto: il problema è gestionale, s’indaghi su questo».
Infine, il comitato Ortona Sasi class action ricorda «l'invito alla Regione di rivedere la quota di prelievo della Sasi nella prossima gara di concessione della sorgente del Verde: dare priorità all’uso umano piuttosto che ad un uso industriale, è necessario espellere i partiti dalla gestione del servizio idrico e pensare a nomine di tecnici e manager che non necessariamente rispondano ad un partito, ma agli interessi pubblici».

