Il Comune a rischio commissariamento
Salta ancora il consiglio sulla vendita della farmacia, il voto decisivo slitta a venerdì. Di Primio: senza cessione sarà dissesto
CHIETI. Niente da fare anche questa volta. Non ci sono i numeri e il consiglio comunale non riesce ad approvare la vendita della farmacia: tutto rimandato a venerdì quando alla fine si saprà quale sarà il destino dell’amministrazione Di Primio. Altri quattro giorni col fiato sospeso per il sindaco Umberto Di Primio. Per lui se l’aula non dà l’ok, default e commissariamento sono dietro l’angolo, insieme a un futuro di lacrime e sangue per la città. Altri, invece, non la pensano così: guardano a strategie finanziarie già attuate, ad esempio, dalla vicina Pescara, che non hanno portato affatto sacrifici ma addirittura vantaggi. Due visioni opposte agitate l’una contro l’altra. E intanto la vendita slitta a venerdì. Ma mettiamo pure che Di Primio riesca a trovare i voti per la contestata delibera, ce la farà poi a vendere entro il 31 dicembre?
In tanti pensano che non ci siano più i tempi tecnici e così, dopo tanto battagliare, il sindaco si ritroverebbe punto e daccapo. In realtà il primo cittadino aveva lavorato per chiudere la questione ieri al primo turno. Ma ieri mattina, non appena si è reso conto che dei cinque “ribelli” non ce n’era neanche uno, ha voltato i tacchi e se n’è andato, senza neanche rispondere all’appello. «Sono tranquillo», dice, «ho fatto tutto quello che si doveva fare per tener fede al patto con i cittadini. Contrariamente a quello che è il mio carattere, sto anche tenendo bassi i toni e continuando a fare riunioni secondo i riti della politica. Ma ciò non significa che resterò in silenzio anche dopo. Perché», minaccia, «arriverà anche il tempo del redde rationem, in cui ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità». Di Primio non aggiunge altro. Parla invece la sua maggioranza. «Ribadiamo con forza il pieno appoggio al sindaco e al suo operato», dicono i 15 consiglieri comunali, esprimendo «rammarico e delusione per il mancato svolgimento del consiglio. Se c’è qualcuno, dunque, che nottetempo pensa di andare vigliaccamente dal notaio per dimettersi», dicono i consiglieri rivolgendosi ai “ribelli”, «allora faccia un atto di coraggio, presenti una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco e raccolga in consiglio comunale i voti necessari per mandare a casa l’amministrazione». Per i 15 di maggioranza non c’è alternativa alla vendita. Citano anche quanto sostenuto dal ragioniere capo Franco Rispoli, secondo cui “non vi sono margini per una variazione compensativa che possa evitare la vendita della farmacia”». Decisione, per altro, già assunta e approvata a maggio con il Dup. «Forse non è chiaro», continuano i 15, «né ai cinque pseudo consiglieri di maggioranza né all’opposizione, che in caso di mancata alienazione della farmacia le ripercussioni per l’intera città saranno drammatiche. L’interruzione dell’attività amministrativa, con l’arrivo di un commissario straordinario nel caso di una caduta del consiglio o le dimissioni del sindaco, creerà un blocco amministrativo con la conseguente perdita degli investimenti previsti per la città, la mancata assunzione di dipendenti, non escludendo ulteriori gravi dismissioni di beni pubblici: a pagarne i danni saranno direttamente i cittadini, il Comune e le società partecipate e in particolare proprio i dipendenti della Chieti Solidale e della Teateservizi. I consiglieri Costantini, De Lio, Melideo, Rispoli e Troiano se ancora fanno parte della maggioranza», concludono, «si assumano la responsabilità di essere presenti al prossimo consiglio, in caso contrario diventeranno inutili tutti gli interventi posti in essere per tenere in sicurezza i conti e garantire i servizi ai cittadini».
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