«Il Comune restituisca gli aumenti illegittimi»

26 Ottobre 2017

Quasi un milione di euro in più pagato dai contribuenti per la tassa rifiuti 2013 L’opposizione: «Somme non dovute». Prime sentenze positive sui rimborsi

LANCIANO. «Il Comune ha “estorto” 990mila euro ai contribuenti lancianesi: è ora che restituisca le somme non dovute per la Tarsu 2013». L’opposizione torna all’attacco dell’amministrazione guidata dal sindaco Mario Pupillo per il pasticcio della tassa sui rifiuti avvenuto quattro anni fa. E lo fa, per la prima volta, unita e compatta: l’iniziativa, infatti, è di tutti e nove i consiglieri di minoranza, che hanno provato a riportare la questione in consiglio comunale, lunedì sera, ma senza successo. Così dall’aula consiliare «invochiamo la restituzione in tempi brevi delle somme versate e non dovute a titolo di Tarsu per l’anno 2013 e l’apertura di uno sportello per gestire le controversie ed evitare contenziosi tra cittadini e pubblica amministrazione», annuncia Graziella Di Campli (Fi).
IL PASTICCIO NEL 2013. Nel novembre di quattro anni fa l’amministrazione decise di non applicare la nuova tassa sui rifiuti, la Tares, e di prorogare la Tarsu già in vigore l’anno precedente. Una possibilità concessa dalla legge 124 del 2013, la quale specificava che eventuali aggravi di costi non avrebbero dovuto pesare sulle tasche dei contribuenti. «La differenza tra i due piani finanziari era di 990mila euro, aumento che non andava coperto dalla tassa ma con la fiscalità generale», spiega Tonia Paolucci (Libertà in azione), «ma l’Imu era già alle stelle, non poteva essere ulteriormente ritoccata. Così l’amministrazione decise gli incrementi del 19% per le utenze domestiche e del 33% per le altre attività». «Solo due Comuni su 8mila in Italia lo hanno fatto», sottolinea Paolo Bomba (Nuova Lanciano), «Lanciano e Carovigno, in provincia di Lecce. In questo caso un gruppo di albergatori pugliesi impugnò la delibera: prima il Tar e poi il Consiglio di Stato stabilirono l’illegittimità dell’aumento delle tariffe».
CONTENZIOSI. Il primo a fare ricorso a Lanciano fu, nel 2014, il tributarista Francesco Paolo D’Orsogna, che nell’agosto 2016 ha vinto la sua battaglia. Il suo caso ha dato il via a decine e decine di ricorsi, i primi dei quali sono arrivati a sentenza in questi giorni. «Ci sono le prime sei sentenze, la commissione tributaria provinciale ha dato ragione ai ricorrenti», dice D’Orsogna, «il Comune non si è costituito in giudizio ed è stato condannato anche al pagamento delle spese». I primi importi da rimborsare ammontano a 54, 83, 122, 137, 199 e 680 euro. «Tutte le sentenze sono immediatamente esecutive», sottolinea D’Orsogna, «invitiamo tutti i 16mila contribuenti lancianesi a presentare istanza di rimborso. Ci sono cinque anni di tempo dal momento del pagamento». «Il costo del ricorso, 50 euro circa, scoraggia molti che magari devono riavere cifre inferiori», precisa Angelo Palmieri (Nuova Lanciano), «per questo chiediamo al Comune di attivare uno sportello che in futuro agisca da mediatore nelle controversie. Perchè queste somme devono essere restituite».
DEBITI FUORI BILANCIO. I rimborsi sono destinati a diventare debiti fuori bilancio per il Comune. «Errori che la città sta pagando, mentre la maggioranza continua con il suo atteggiamento sordo», dice il consigliere di Lanciano al centro Gabriele Di Bucchianico (presenti anche Riccardo Di Nola e per l’Udc Roberto Gargarella). «Non sono escluse conseguenze per il bilancio 2013», aggiunge Paolo Bomba, «ma la colpa non è degli uffici: la politica deve assumersi le proprie responsabilità.
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