Il Comune senza soldi No all’inchiesta interna

Il buco da 12,7 milioni, la maggioranza serra i ranghi e boccia la proposta del M5S Di Primio: la commissione d’indagine è un doppione inutile. Di Paolo: scelta miope
CHIETI. I politici di Chieti si chiamano fuori da un’indagine sui conti del Comune. Ieri, il consiglio comunale ha bocciato la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sul “buco” da 12,7 milioni già finito al centro di un’indagine della Corte dei conti che ha chiesto anche l’intervento degli ispettori del ministero dell’Economia. Il centrodestra ha fatto valere la legge dei numeri: 17 contrari, 6 favorevoli, un astenuto e 9 assenti. La proposta del M5S è stata liquidata in un soffio.
Hanno votato no il sindaco Umberto Di Primio e il presidente del consiglio Liberato Aceto, i consiglieri di Forza Italia Maurizio Costa, Marco D’Ingiullo, Elisabetta Fusilli, Maura Micomonaco ed Emiliano Vitale, Diego Costantini (Ncs), Mario De Lio, Clara Ricciardi, Marco Russo (Udc), Nicoletta Di Biase, Graziano Marino, Nicola Rapposelli (Identità teatina), Marco Di Paolo (Fdi), Franco Di Pasquale e Stefania Donatelli. Per il sì, si sono schierati i consiglieri grillini Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, Alessio Di Iorio e Chiara Zappalorto del Pd, Bruno Di Paolo (Giustizia sociale) e Renata Sablone (Centro democratico). Si è astenuto Diego Ferrara (Chieti per Chieti).
«Ora è tempo di lavorare e non di indagare», dice il sindaco, «per questo l’amministrazione, già da tempo, ha avviato una seria e puntuale verifica per dare risposte concrete alle criticità evidenziate dalla Corte dei conti e ridare efficienza alla gestione dell’ente. È nostro interesse fare chiarezza senza lesinare informazioni come abbiamo sempre fatto». Secondo Di Primio, «una commissione d’inchiesta rappresenterebbe un doppione delle attività già svolte dalle commissioni Bilancio e Garanzia, quest’ultima presieduta da un rappresentante dell’opposizione. Anzi, rallenterebbe notevolmente l’attività del consiglio comunale». Il sindaco assicura che «il consiglio comunale potrà esercitare il potere di indirizzo politico amministrativo per affrontare le criticità emerse e non dipendenti dalla volontà di chi ha amministrato: mi riferisco, in particolare, ai tagli dei trasferimenti e alle sentenze per controversie non certo avviate dalla mia amministrazione».
«Arroccandosi con la forza dei numeri per scongiurare l’istituzione di una commissione d’inchiesta», ribatte Di Paolo (Giustizia sociale), «l’amministrazione si è dimostrata ancora una volta miope e priva di ogni qualsivoglia attenzione nei confronti del cittadini che chiedono chiarezza ed eventuali responsabilità sulla fallimentare gestione contabile degli ultimi anni. Sarebbe stato un atto di responsabilità istituzionale oltre le contrapposizioni politiche per aprire i riflettori e fare luce sulle anomalie contabili evidenziate dalla Corte dei conti. Purtroppo, come ormai è prassi costante in consiglio comunale», conclude, «la maggioranza mira più a far valere i muscoli che a condividere e, magari, promuovere, le buone idee».
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