Il Comune vende i terreni per bonificare la discarica

L’amministrazione Di Primio stanzia 570mila euro per Colle Marcone Ma i fondi sono già a rischio: saranno disponibili solo dopo l’alienazione di beni
CHIETI. Il Comune trova i fondi per la discarica abusiva di Colle Marcone, distrutta da un incendio doloso nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 2015 e ancora abbandonata. Ma i fondi ci sono soltanto sulla carta. Perché il bilancio approvato dall’amministrazione Di Primio nella notte tra lunedì e martedì scorso mette da parte 570mila euro per «caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica» della discarica. Ma si tratta di fondi comunali «provenienti dalle vendite»: vuol dire che se l’amministrazione riuscirà a vendere terreni comunali, appartamenti, magazzini, edifici in disuso ed ex scuole chiuse, allora, potrà intervenire: senza i ricavi delle alienazioni di beni pubblici, la discarica resterà così com’è da quasi tre anni a questa parte. Con i fusti di rifiuti pericolosi bruciati, le carcasse di batterie per auto squagliate, i cumuli di immondizia alti fino a 6 metri in cui sono mischiati gli scarti della vita di tutti i giorni. Messa così, il capitolo del bilancio rappresenta una dichiarazione d’intenti. Una speranza: a oggi non c’è alcuna certezza che gli interventi a Colle Marcone partano davvero. Anche perché, finora, il ritmo delle alienazione comunali è lento e mettere insieme 570mila euro non sarà facile né immediato.
È la prima volta che il Comune stanzia, anche senza una copertura reale, risorse per la discarica andata a fuoco: fino all’ultimo articolo del Centro, che il 5 novembre 2017 aveva mostrato ancora una volta l’impianto in abbandono, l’amministrazione si era schierata contro la Regione chiedendo lo stanziamento di almeno 400mila euro. Ma la Regione aveva risposto che non ci avrebbe messo un euro e che, invece, tocca al Comune avviare gli interventi salvo poi girare il conto ai proprietari del sito.
La discarica tra Chieti e Bucchianico resta un nodo irrisolto da quasi dieci anni: nel 2009 la guardia di finanza sequestrò l’area per l’ipotesi di inquinamento proveniente dai rifiuti abbancati su 4 mila metri quadrati di terreno e senza alcuna misura di sicurezza: quintali di immondizia scaricati a terra e lasciati lì. Dopo altri 5 anni di abbandono, nel marzo 2014, la Asl di Chieti segnalò al Comune di Bucchianico la «necessità» di intervenire. In risposta, il Comune di Bucchianico disse alla Asl e anche alla prefettura che la zona interessata ricade «nel territorio comunale di Chieti». Con la risposta del Comune di Bucchianico in mano, la Asl non perse tempo e, il 24 aprile 2014, tornò a segnalare il caso stavolta al Comune di Chieti scrivendo in una lettera che avrebbe dovuto agire con «urgenza e predisporre un intervento di messa in sicurezza perché l’area gravemente inquinata era a rischio incendio». Quella richiesta di intervento non fu raccolta nei mesi successivi. Sta di fatto che pochi giorni dopo un’inchiesta del Centro sul sospetto che nella discarica fossero stoccati anche rifiuti provenienti dal Napoletano, il fuoco ha distrutto tutto: decine di fusti e batterie esauste, contenitori di rifiuti speciali accatastati sotto lamiere di rimedio, cumuli di spazzatura senza nessuna messa in sicurezza.
Dopo quella notte di fuoco, l’allora deputato di Sinistra italiana, Gianni Melilla, presentò un’interrogazione parlamentare ma il ministero dell’Ambiente non ha mai risposto. Con quella interrogazione, Melilla denunciò: «Il rogo ha distrutto non solo i rifiuti ma anche quei documenti mai sequestrati e custoditi per 6 anni in un gabbiotto che ora è esploso. Documenti che parlano di collegamenti con la discarica e con il termovalorizzatore di Pantano di Acerra, nel Napoletano, dove a marzo (2015, ndr) sono stati portati via 21 mila tonnellate di ecoballe».

