Il dg vuole soldi da 60 ex e nuovi del cda

Del Vecchio invia lettere di messa in mora per oltre 5 milioni anche a Cuccurullo, Napoleone, Capasso e ad alcuni studenti
CHIETI. Un nuovo ciclone in questi ultimi giorni si è abbattuto sulla università d'Annunzio sotto forma di raccomandate che sono giunte nelle case di componenti nuovi e vecchi del Cda per comunicare che l'Ateneo ha emesso nei loro confronti atti di costituzione in mora, trasmessi alla Procura della Corte dei Conti, con la richiesta di "versare nelle casse" della d'Annunzio qualcosa come 5.409.067,04, più interessi legali, tramite bonifico, viene specificato, sul conto corrente dell'ateneo. Si tratta di due vicende diverse, che chiamano in causa i componenti del Cda. Una fa riferimento a due delibere del Consiglio di Amministrazione riguardanti i rapporti con il Cus Chieti, la prima del 20.12 del 2010 e l'altra 23.5. 2011 per le quali il Direttore generale Filippo Del Vecchio che ha firmato la messa in mora chiede ora ai membri del Cda la restituzione di 4.073.853,92, la seconda chiama in causa la delibera sugli emolumenti retributivi ai Collaboratori Esperti Linguistici, che hanno operato nella facoltà di Lingue, "erogati oltre il limite tabellare" e che quindi hanno determinato un danno alle casse dell'Ateneo di cui ora si richiede la restituzione. Tra le persone chiamate a pagare in solido oltre all'ex rettore Franco Cuccurullo, all'ex Direttore Generale Marco Napoleone, ci sono anche il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, "colpevole" di aver preso parte alla riunione del 23 maggio 2011, l'ex consigliere comunale Enrico Bucci, per la partecipazione, come rappresentante del Comune, a quella del 20 12 del 2010, ed ancora il professor Luigi Capasso, chiamato in causa insieme agli ex vertici dell'Ateneo per tutte le delibere del Cda in questione, Antonio Martorella, Sergio Zappalorto, Massimo Sargiacomo, Vito Moretti, Silvio Tavoletta, Paolo Fusero, Antonio Basti e diversi altri professori. Tra i colpiti dal provvedimento anche studenti che hanno fatto parte dei Cda che hanno deliberato sia in merito ai rapporti con il Cus che per gli emolumenti ai cosiddetti Cell, peraltro necessari per far funzionare la facoltà di lingue. Ovvio che una simile svolta, peraltro chiesta dalla Corte dei Conti che, come scrive Del Vecchio, con la nota del 17 agosto del 2015 ha invitato l'Ateneo «ad estendere la costituzione in mora, necessaria per interrompere il decorso della prescrizione quinquennale a tutti i soggetti che hanno fattivamente concorso, non solo con l'espressione del voto favorevole ma anche con l'attività amministrativa istruttoria, alla approvazione delle segnalate illegittime delibere collegiali», abbia sollevato un vespaio di polemiche e di reazioni.
Una prima è rappresenta da un esposto alla Corte dei Conti fatta da uno dei colpiti nella quale si segnala che «il Direttore amministrativo ha omesso di interessare della questione si parla degli emolumenti ai collaboratori esperti linguistici) i componenti dell'allora Senato Accademico che all'unanimità avevano stabilito di rimodulare lo stato giuridico ed economico dei Collaboratori linguistici». «Se tale organo», si legge, «non avesse approvato, all'unanimità peraltro, il provvedimento- già oggetto di contrattazione sindacale cui partecipò l'attuale rettore dell'Ateneo, giammai il Consiglio di Amministrazione avrebbe potuto interessarsi della delibera in questione». Poi l'esposto continua: «Tale omissione denota, a tutta evidenza, un preciso disegno di tutela di taluni personaggi rispetto ad altri...» L'esposto chiama in causa anche il Collegio dei revisori dei Conti che "nulla ha ritenuto di rilevare". Dimostrazione chiara di come la questione stia creando atmosfere avvelenate che non promettono nulla di buono per la d'Annunzio. Ci sono infine alcuni passi nella missiva inviata dal Dg che stanno suscitando reazioni, in particolare dove si afferma che «la responsabilità patrimoniale è evidente in quanto le decisioni assunte con le citate delibere rientrano nella fattispecie di fatti, atti, condotte o omissioni commesse con dolo o con colpa grave» e nell'altro capoverso dove si legge che «non appare invocabile la buona fede». Tutto per disegnare un quadro decisamente inquietante, perché alcuni di coloro che sono stati accusati di aver agito con dolo, fanno ancora parte degli organi che decidono il futuro della d'Annunzio. Si parla di querele e controquerele pronte a partire. Come non esprimere grande preoccupazione per il futuro dell'Ateneo?

