Il dolore della sorella di Matteo: «Ha lasciato un vuoto enorme Giuseppe piange ogni giorno»

L’omicidio in casa con un rullo da pittore, Katia racconta il suo doppio dramma «Mi manca tutto di Matteo, ma non lascio solo Giuseppe: è condannato a vita»
MIGLIANICO. «Ci manca tutto di Matteo: pensiamo a lui in ogni momento della giornata. Ma non lasciamo solo Giuseppe: non smette di piangere, non riesce a darsi pace perché è già condannato a vita». Il 19 gennaio del 2021 Matteo Giansalvo, 18 anni, morì in ospedale dopo essere stato colpito alla testa dal fratello Giuseppe, di tre anni maggiore, con un rullo da pittura, al culmine di una discussione nata per il più banale dei motivi. Un anno dopo la tragedia di Miglianico, Katia, la sorella dei due ragazzi, accetta di raccontare il dramma che sta vivendo la sua numerosa famiglia. Giuseppe è ancora agli arresti domiciliari: il processo, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, inizierà l’8 febbraio. Ma oggi c’è spazio solo per il dolore.
Che ricordo ha di Matteo?
«Era positivo in tutto, la sua gioia era contagiosa in ogni momento della giornata. Mi mancano le sue risate, mi manca quando tornava a casa sorridente, mi mancano le chiacchierate con lui. Vorrei poterlo sentire ancora cantare a squarciagola le sue amate canzoni napoletane. Vorrei vederlo di nuovo ballare per far ridere mia figlia Arianna, la nipotina che amava sopra ogni cosa».
In un anno senza Matteo, qual è stato il giorno più doloroso?
«Forse quello del primo compleanno di Arianna: lui lo aspettava con ansia perché l’ha vista nascere. Era talmente legato a lei e al mio compagno che, per qualche mese, aveva deciso di venire a vivere da noi. Tornando alla domanda, tutto l’anno è stato terribile, perché credo che una ferita così grande non si rimarginerà mai. È un vuoto enorme che diventa insostenibile nei giorni di festa o in occasioni particolari. Come lo scorso 18 giugno: Matteo avrebbe compiuto 19 anni».
Il giorno dell’omicidio, la discussione tra i suoi fratelli è nata per il possesso di un rullo da pittura. Giuseppe, come raccontano le carte dell’inchiesta, ha sempre sostenuto di non essersi accorto che quello strumento, nel corso della colluttazione, avesse perduto l’estremità di spugna, diventando di fatto un’arma appuntita.
«È stata una tragedia, una fatalità. Giuseppe non voleva fargli assolutamente del male, figuriamoci se fosse sua intenzione ammazzare il fratello: è un pezzo di pane, non uccide neanche le mosche. Nessuno può ancora credere a quello che è accaduto».
Giuseppe si è ripreso?
«No, sta malissimo. È agli arresti a casa di nostro fratello Emanuele. Non passa giorno in cui non ha rimorsi. Ieri, dopo aver visto un’immagine di Matteo pubblicata sul mio profilo Instagram, mi ha scritto: “Sono a pezzi, non puoi capire come sto, non riesco a smettere di piangere”. Penso che questo messaggio non abbia bisogno di ulteriori commenti: per lui è come se il tempo si fosse fermato a quel maledetto 17 gennaio. Matteo è morto due giorni dopo all’ospedale di Pescara, ma le sue condizioni erano già disperate».
Lui cosa racconta dell’omicidio?
«Non parla mai di quel giorno, evita di affrontare direttamente l’argomento. E noi non vogliamo assolutamente forzarlo: io non avrei neanche il coraggio di chiedergli qualcosa, perché so bene ciò che sta vivendo. Noi cerchiamo di stargli vicino, di fargli sentire il nostro affetto. Questa settimana per lui sarà terribile. Ma mia madre, io, gli altri miei nove fratelli e sorelle, gli amici non lo lasceremo solo».
Mamma Gina era accanto a Giuseppe, lo scorso 24 novembre, nel giorno dell’udienza preliminare davanti al tribunale di Chieti.
«Per lei è un dolore atroce sia ricordare Matteo, sia vedere Giuseppe in queste condizioni. Cerca di spronarlo ad andare avanti, va a trovarlo tutti i giorni per dargli forza».
Domenica, alle ore 18, nella chiesa di San Rocco di Miglianico, ricorderete Matteo con una messa.
«Ci saranno anche gli amici. Io continuerò a guardare il cielo e a dedicargli ogni tramonto più bello».

