Il fondo interbancario aiuta Carichieti

28 Ottobre 2015

Stanzia due miliardi per quattro istituti commissariati, alla Cassa teatina vanno 100 milioni per evitare il peggio

CHIETI. Cento milioni alla Carichieti perché un'azione preventiva di ricapitalizzazione costa meno di un rimborso dei depositanti in caso di liquidazione. Sulla base di questo saggio principio il Fondo interbancario di tutela dei depositi ha deliberato interventi «imponenti, pari a circa 2 miliardi di euro» per il salvataggio di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti. Lo ha rivelato il presidente del Fondo, Salvatore Maccarone, durante l'audizione in Commissione Finanze del Senato. «Se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle banche la somma ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro. Una cifra che», dice Maccarone, «il Fondo non ha e non avrà mai».

A CHI VANNO GLI AIUTI. La fetta più grande del salvagente è prevista per Banca Marche: almeno un miliardo. Alla Carife 300 milioni, mentre 600 andrebbero alla Banca dell'Etruria commissariata da Riccardo Sora, ex Tercas e Carichieti. Pallottoliere alla mano, alla Cassa teatina resterebbero cento milioni di euro che, vista l'entità insufficiente a ripianare il deficit, hanno un chiaro obiettivo preventivo per uscire dal commissariamento, entro la fine dell'anno (prima dell'entrata in vigore delle nuove norme sul commissariamento) permettendo l'ingresso di nuovi soci in grado di ricapitalizzare la banca di via Colonnetta. Alla Bcc Roma, del presidente Francesco Liberati, di Scurcola Marsicana, e del consigliere Gabriele Gravina, si affiancheranno la Fondazione PescarAbruzzo e Intesa, ciascuna con un 20 per cento di quote. Il resto rimane nelle mani della Fondazione Carichieti.

UN NUOVO SOCIO DEL NORD. C'è però anche un piano B che ha già individuato un istituto del Nord in alternativa alla Bcc romana. Ma senza i cento milioni non si va da nessuna parte. Torniamo quindi all'operazione preventiva messa in atto dal Fondo: «Senza il salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti si rischierebbe uno scossone per l’intero sistema bancario». Non ha usato eufemismi il presidente Maccarone. «Se la fiducia nel sistema bancario venisse meno», ha aggiunto, «qualunque banca salterebbe. Se venisse meno la certezza della tutela ci sarebbe la fuga dei depositi». Il passaggio cruciale anche per Carichieti è che fino a quando il decreto delegato sul bail-in non sarà adottato in Italia, il Fondo non può intervenire. Il recepimento del decreto sulla direttiva per le crisi bancarie permetterebbe di utilizzare la partecipazione di altri soggetti al salvataggio, «convertendo in capitale i bond subordinati». Gli stessi cento milioni destinati a Carichieti non sono a fondo perduto. «Ma senza il decreto il salvataggio non ce lo fanno fare», ha confermato Maccarone. Che non nasconde ostacoli, primo fra tutti il fatto che l'Ue consideri e taccia il salvataggio delle quattro banche come “aiuti di Stato”.

CHE COSA ACCADE ADESSO. E' una corsa contro il tempo. «Oggi (ieri, ndr) vedrò i commissari di CariChieti», ha aggiunto il presidente del Fondo. Per poter intervenire serviranno le assemblee delle banche per deliberare gli aumenti, ora toccherà a Banca Marche, e nel caso di Banca Etruria dovrà contestualmente esserci anche la trasformazione in Spa. Per i commissari di Carichieti, Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio, comincia un rush finale su un doppio canale: la convocazione dell'assemblea corre sul primo, sull'altro invece c'è l'accordo finale sugli esuberi previsto per il 5 novembre.

LA SVEGLIA AI POLITICI. «Il piano varato dal Fondo interbancario per Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti va avviato entro la fine dell'anno in corso, consentendo ai quattro gruppi creditizi di uscire dall'amministrazione straordinaria». Così dicono i segretari generali dei sindacati del credito Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisind dopo l'audizione del presidente del Fondo, Maccarone. «Non è più rinviabile», aggiungono, «un impegno diretto del Presidente del Consiglio e del Ministro dell'Economia presso le istituzioni comunitarie europee per chiarire che l'intervento del Fondo non costituisce 'aiuto di stato'. Va completato il quadro legislativo di riferimento con il definitivo recepimento delle normative europee. Il piano di intervento predisposto dal Fondo è un'azione preventiva di ricapitalizzazione, meno costosa di altri interventi che si renderebbero, in caso contrario, necessari». I quattro gruppi creditizi in amministrazione straordinaria, proseguono, «hanno potenzialità e conservano forti e strette relazioni di fiducia con la clientela e il territorio. È ora che, adeguatamente ripatrimonializzati, dopo il risanamento ad opera delle amministrazioni straordinarie, possano consolidare e sviluppare pienamente le attività, con governance, assetti organizzativi e di bilancio innovati e diversi da quelli delle gestioni che ne avevano provocato la condizione di criticità». Secondo i sindacati «il personale dei 4 gruppi ha responsabilmente condiviso i sacrifici e l'impegno resi necessari da criticità e gestioni di cui non hanno responsabilità. Per questo è indispensabile dare risposte positive al loro impegno». Il count down è cominciato.