Il fuoco arma della vendetta

20 Aprile 2017

Cresce la paura dopo l’ennesimo incendio di auto innescato per un debito non pagato

SAN SALVO. Non ci sono più dubbi sull’origine dolosa dell’incendio che martedì notte ha distrutto la Mercedes di un disoccupato di San Salvo. Il motore dell’auto era infatti diesel e nel serbatoio c’era poco gasolio. Il cofano della vettura, invece, è stato generosamente inzuppato di benzina. È bastato gettare un innesco e il fuoco in pochi secondi ha avvolto la vettura e si è esteso alle auto vicine, un Fiat Panda ed un Toyota Yaris.

NESSUN AIUTO DALLA VIDEOSORVEGLIANZA. Purtroppo i carabinieri non potranno contare sull’aiuto della videosorveglianza. Nella zona in cui è stato appiccato il fuoco non ci sono telecamere. Altri obiettivi accesi nelle strade vicine non hanno ripreso l’incendiario in fuga. Gli investigatori stanno verificando se nella zona sia stato acquistato liquido infiammabile. La vittima assicura di non avere nemici. Resta in piedi, per gli investigatori, la pista di un piccolo debito non pagato. I militari hanno provato a riannodare i fili della vicenda, partendo da alcune testimonianze più o meno dirette. Qualcuno pare abbia udito delle esplosioni prima di vedere la piazza illuminata dal fuoco. Certo è che i vigili del fuoco hanno lottato a lungo per spegnere il vasto rogo. La benzina che era nel serbatoio della Panda ha alimentato le vampate, che hanno investito anche un terza vettura (fortunatamente solo di striscio). Come detto, il proprietario della Mercedes, ascoltato dai carabinieri, ha categoricamente escluso di aver mai subito minacce, richieste estorsive, intimidazioni o di avere attriti con chicchessia di qualsiasi natura. Le indagini, a ogni modo, proseguono nel più stretto riserbo.

I RILIEVI SUL LUOGO DELL’ATTENTATO. I carabinieri hanno lavorato per ore accanto alle auto danneggiate, analizzando ogni centimetro d’asfalto. Perché se è vero che il fuoco cancella ogni traccia, è anche vero che spesso la fretta produce qualche imprecisione. Forse qualche indizio gli investigatori, coordinati dalla Procura di Vasto, lo hanno trovato. Qualche traccia che li induce ad escludere che il rogo porti la firma della malavita organizzata che tante vittime ha mietuto in passato. «Stiamo ancora lavorando ma possiamo escludere che si tratti di un gesto malavitoso», assicura il maggiore Giancarlo Vitiello, comandante della compagnia dei carabinieri di Vasto. Altro l’ufficiale non aggiunge. L’ipotesi del dispetto per rancori personali o un debito non pagato resta la più accreditata. La vita del proprietario della Mercedes è una vita normalissima: un padre che da qualche tempo è rimasto senza lavoro ma comunque non fa mancare nulla ai propri figli.

LA PREOCCUPAZIONE DELLA CITTÁ. Ai cittadini poco importa la natura del gesto, sono comunque preoccupati dal moltiplicarsi di roghi. Nel Vastese lo chiamano «il domino del fuoco». Strategie per punire e vincere, importate dalla Campania e dalla Calabria. Il vizio di incendiare per vendetta venne importato nel Vastese negli anni 90. Un numero imprecisabile di auto andò a fuoco per anni insieme a cantieri e attività commerciali. Le operazioni della magistratura “Histonium 1” e “Histonium 2” fermarono per qualche tempo il malvezzo. Poi gli incendi tornarono a mietere vittime. Le rivelazioni del pentito della camorra Lorenzo Cozzolino aiutarono le forze dell’ordine a smorzare per la seconda volta il dominio del fuoco, ma non l’emulazione. Gli incendi sono diventati il metodo più diffuso per vendicarsi anche per beghe personali e dispetti familiari. Il fuoco non solo distrugge e colpisce il nemico ma cancella le tracce. Anche questa volta chi ha voluto colpire il proprietario della Mercedes ha scelto il fuoco per danneggiare in modo importante il suo proprietario. Un messaggio che ora i carabinieri stanno cercando di interpretare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA