Il gestore di uno dei locali chiusi: la movida è una risorsa per la città

31 Ottobre 2022

CHIETI. «La movida è una risorsa per la città, non un problema. Forse, riaprendo dopo lo stop dovuto al lockdown, abbiamo esagerato. Perché negare? Ma, di certo, non volevamo fare del male a nessuno...

CHIETI. «La movida è una risorsa per la città, non un problema. Forse, riaprendo dopo lo stop dovuto al lockdown, abbiamo esagerato. Perché negare? Ma, di certo, non volevamo fare del male a nessuno del vicinato». È l’estrema sintesi dell’intervento di Alessandro Nives, il gestore di Beccafico, uno dei due locali sequestrati dai carabinieri – l’altro è il Bros 1978 – in viale Benedetto Croce, a Chieti Scalo, nell’ambito dell’inchiesta per «disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone». Già lo scorso luglio, sempre su disposizione del giudice, i militari dell’Arma avevano requisito gli amplificatori, dopo le denunce dei residenti per la musica ad alto volume e gli schiamazzi fino alle tre del mattino. Le violazioni fonometriche sono state accertate anche attraverso apparecchiature tecniche. Ma, secondo le indagini, la situazione non è migliorata. E venerdì pomeriggio sono scattati i sigilli per i locali.
«Una città che cresce», scrive Nives, «non può essere silenziosa e non può neanche essere fastidiosa. In una città universitaria non si può non valorizzare la movida, non si può pretendere che i ragazzi restino chiusi in casa. Anche perché in ogni locale viene pagato ogni sera un servizio costante di vigilanza privata per garantire un intrattenimento sicuro».
E ancora: «Il silenzio non è concesso. Ne abbiamo avuto troppo. Forse dimentichiamo troppo velocemente il lockdown partito a marzo 2020. Il settore del divertimento è stato tra i più colpiti. Ne abbiamo passate tutti tante, troppe. Noi di questo settore, concedetemelo, un po’ di più. Chi ha potuto ha riaperto con tanta fatica. Tanti, purtroppo, non ce l’hanno fatta. Riaprendo, per la foga e per la necessità, forse abbiamo esagerato. Perché negare? Ma, di certo, non volevamo fare male a nessuno del vicinato. Come sappiamo che nessuno dei comitati che ha voluto la nostra chiusura ce l’avesse con noi, ma con la “situazione”. Abbiamo messo musica all’esterno? È tutto vero. Ma, dopo una pandemia, sono arrivati i rincari dei prezzi, poi è scoppiata la guerra in Ucraina, adesso c’è la crisi energetica. Noi non vogliamo abbatterci: la musica è stata la nostra protesta, divertirci il nostro motto. Questo è stato un modo per festeggiare la ripartenza e non la guerra con chi si è lamentato, ma un grido per salvarci. Forse abbiamo gridato troppo forte, è vero. Ma su questo possiamo regolarci, quindi dovreste darci la possibilità di dimostrarlo. Il vociare delle persone? Qui non possiamo trovare soluzione. Dopo questa crisi, l’unico modo per salvarsi è aumentare il numero di avventori, perché ogni locale spera di essere pienissimo: questa non può essere una deficienza di un’attività. Aumentano le spese e bisogna aumentare i clienti. Noi possiamo tarare una macchina (i dispositivi musicali), e lo faremo, ma le persone no. Portare gente in città e creare divertimento non è una colpa. Abbiamo letto della salute a rischio dei vicini. Attenzione, però: a volte, dove inizia la salute degli altri finisce la nostra. In questa situazione», conclude Nives, «non ci sono buoni o cattivi, ci auguriamo che vinca il buon senso e non la forza. Credo che ognuno di noi possa fare qualcosa per l’altro. Noi rappresentiamo una risorsa per l’intera città e non un problema». (g.let.)
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