Il giallo del fotografo scomparso: riesumata la salma della madre

2 Marzo 2021

Il medico legale preleva dei campioni dal corpo dell’anziana, morta nel 2015 e sepolta a Chieti: il Dna sarà comparato con quello estratto dai resti scoperti lo scorso agosto vicino al rifugio Fusco

CHIETI. È stata riesumata la salma della madre di Valerio D’Ettorre per risolvere definitivamente il giallo delle ossa trovate sulla Maiella, a 2.450 metri d’altezza, a poca distanza dal bivacco Fusco. È vero che tutti gli indizi fanno ritenere che i resti umani scoperti lo scorso 17 agosto da un escursionista siano di D’Ettorre, storico fotografo teatino, che venne visto l’ultima volta – nell’ottobre del 2015 – proprio in quella zona della montagna. E ancora: un k-way azzurro, una felpa blu e un paio di scarponcini marroni rinvenuti dai carabinieri vicino alle ossa sono compatibili con quelli indossati da Valerio al momento della sparizione. C’è di più: le chiavi recuperate tra i brandelli dei pantaloni appartengono sicuramente a D’Ettorre, perché sono state provate e hanno aperto la porta del suo appartamento in via Papa Giovanni XXIII, a Chieti.
Ma, per avere la certezza scientifica e chiudere definitivamente il caso, il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha deciso di disporre l’estumulazione, affidando le operazioni e le successive analisi al medico legale Cristian D’Ovidio, che si avvarrà della collaborazione del laboratorio di genetica dell’università d’Annunzio, diretto da Liborio Stuppia. Nei prossimi giorni, dai campioni prelevati sulla salma di Maria Potere – morta nel 2015, un paio di settimane prima della scomparsa di Valerio, e sepolta al cimitero di Chieti – verrà isolato il Dna. Il profilo genetico sarà poi comparato con quello estratto dalle ossa. Per blindare il test, dunque, è necessario che la comparazione avvenga attraverso una familiarità più diretta, insindacabile per legge, che nel caso del fotografo teatino, che non aveva figli, può essere garantita soltanto dai genitori o dal fratello, tutti deceduti: è l’unica strada per cancellare dal fascicolo di D’Ettorre la dicitura “morte presunta” e mettere nero su bianco – senza margini di dubbio – che quei resti ritrovati da un turista lombardo hanno una paternità certa.
«In questi anni, non abbiamo mai smesso di pensare a mio zio», ha raccontato la nipote Sheila nei giorni successivi al ritrovamento delle ossa. «Ancora prima di inserire la chiave nella serratura, ho potuto dare la certezza che fosse sua perché ho riconosciuto il portachiavi in cuoio, un ricordo di mio nonno». Le cause della morte sono sconosciute. «Penso che mio zio possa essere salito in montagna per cercare qualche giorno di tranquillità e riposo, a distanza di poco più di due settimane dalla morte della madre», ha aggiunto Sheila. «Di certo, quello è un posto che lui conosceva e frequentava: negli anni passati, in più di una circostanza, nella zona delle Murelle l’hanno visto sia mia madre che mio padre. Quando è salito per l’ultima volta in quota, non indossava scarpe adeguate per la montagna, men che meno per la zona in cui si trovava. Ecco perché si può ipotizzare che gli sia successo qualcosa, magari è scivolato. Oppure ha avuto un malore». Nelle ore successive alla sparizione era stato ipotizzato anche il gesto estremo, perché D’Ettorre stava attraversando un periodo difficile dopo la morte dell’anziana madre con la quale viveva. «Ho parlato con mio zio qualche giorno prima della scomparsa, non ho notato nulla di particolare. Lui era sempre lo stesso: a volte era solitario e introverso, altre volte con gli amici appariva più espansivo e giocherellone».