Il giallo di Maria, trovata impiccata: sequestrati cellulare e pc

Il recupero del corpo di Maria Ionescu in contrada Santa Cecilia
Tutte le contraddizioni nel racconto del compagno (non indagato): quella telefonata che la donna non ha mai fatto al figlio
FRANCAVILLA AL MARE. Un cellulare e un computer. Li ha sequestrati la polizia nella casa in cui Maria Ionescu, trovata impiccata con un filo di ferro a un ulivo dopo essere sparita da un autogrill sull’A14, viveva con il compagno Vito Palagiano, agente penitenziario in pensione. Dalle memorie informatiche potrebbero infatti affiorare elementi utili per risolvere il giallo di Francavilla al Mare. Gli investigatori della squadra mobile hanno recuperato i dispositivi qualche ora dopo il ritrovamento del corpo della sessantaseienne nelle campagne di Santa Cecilia, bussando all’abitazione di Mottola, in provincia di Taranto, nel corso di una perquisizione disposta dal pubblico ministero Giancarlo Ciani nell’ambito dell’inchiesta, tuttora a carico di ignoti, di «morte come conseguenza di altro reato».
Uno dei tanti misteri in questa storia piena di contraddizioni gira proprio intorno ai telefonini. Palagiano, 67 anni, ha infatti riferito che lui e la compagna erano partiti per una breve vacanza a Rimini senza gli smartphone dietro, spiegando che gli apparecchi erano entrambi rotti. Un guasto simultaneo, una circostanza quantomeno anomala per chi affronta un viaggio in autostrada. Ecco perché esaminare adesso chat e messaggi in memoria, oltre a passare al vaglio il materiale contenuto nel pc, potrebbe essere d’aiuto per contestualizzare cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla scomparsa dall’area di servizio Alento Ovest, all’altezza di Miglianico. L’intera sequenza degli spostamenti e i movimenti della coppia restano sotto l’esame della squadra mobile di Chieti, diretta dal commissario capo Francesco D’Antonio.
Maria e Vito erano partiti per Rimini il pomeriggio prima della scomparsa, avvenuta all’alba di mercoledì. In quel rapido passaggio sulla costa non hanno però incontrato il figlio di lei, che proprio in Romagna vive. Vito ha riferito che, per mettersi in contatto con il ragazzo, Maria ha fermato un passante chiedendogli in prestito il telefono per chiamare il figlio, senza però ricevere da lui risposta. Questo racconto consegnato dall’ex agente penitenziario si è scontrato presto con la realtà e non ha trovato alcun riscontro: sul cellulare del figlio, infatti, non è arrivata alcuna telefonata. Perché Vito ha raccontato questa bugia? Cosa sono andati a fare a Rimini per appena tre ore? E ancora. Maria aveva sentito il figlio l’ultima volta domenica, via cellulare. Perché in quell’occasione lei non gli ha detto che, di lì a due giorni, sarebbe salita a Rimini? Sono solo alcune delle domande che restano prive di risposta, senza considerare altre circostanze quantomeno anomale.
Certo, dagli accertamenti è emerso che Vito, non vedendo più tornare Maria in auto, ha lanciato immediatamente l’allarme intorno alle cinque del mattino. Poi però, ed è qui che tornano le stranezze, l’uomo si è rimesso in viaggio verso Mottola, quando della compagna ancora nulla si sapeva. Soltanto una volta arrivato lì ha presentato denuncia. Subito dopo essere rientrato in Puglia, però, fra le prime cose che ha fatto c’è stata quella di portare all’autolavaggio la Mercedes usata per il viaggio. Perché tanta premura? A questo si aggiunge un altro enigma: la ferita fresca che aveva sul collo, compatibile con un colpo di coltello, chi gliel’ha procurata? Quando? E perché? Una valanga di incongruenze, dunque, che reclama chiarezza. Ecco perché gli investigatori hanno deciso di riascoltarlo già nei prossimi giorni.
Sul fronte medico-legale, per avere i risultati definitivi dell’autopsia bisognerà aspettare almeno due mesi. L’esame non è stato al momento dirimente per individuare con certezza le cause del decesso e confermare l’ipotesi iniziale del suicidio. Fermo restando che, se davvero di gesto volontario si è trattato, resterebbero comunque altre piste investigative da vagliare. A partire dal verificare se Maria fosse stata vittima di pressioni o vessazioni da parte di qualcuno, al punto tale da togliersi la vita a 350 chilometri di distanza da casa, percorrendo a piedi oltre due chilometri fino a quell’ulivo, lei che aveva conclamati problemi di deambulazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

