Il giorno più lungo per Di Primio

21 Febbraio 2017

Sindaco indagato per corruzione, si decide sul rinvio a giudizio

CHIETI. È il giorno più lungo per il sindaco Umberto Di Primio. Questa mattina, al tribunale dell’Aquila, (salvo omesse notifiche dell’ultimo minuto) si terrà l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio con la pesantissima accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta per la realizzazione del “Megalò 3”, un nuovo complesso commerciale da realizzare a Santa Filomena, nei pressi del centro Megalò.

Il sindaco, la cui posizione di contrarietà alla nascita dei centri commerciali è nota, perché lui stesso non manca di sottolinearla pubblicamente non appena ne ha l’occasione, figura nell’indagine insieme al costruttore del nuovo centro commerciale, l’imprenditore Enzo Perilli, finito al centro dell’inchiesta Terre d’oro, che poi ha dato il via all’altro filone di indagini che ha messo nei guai il sindaco Di Primio. Insieme al duo Perilli-Di Primio risultano anche indagati l’ex segretario generale dell’Autorità di bacino, Michele Colistro, e due tecnici Paolo Di Martino e Giovanni Melozzi.

I guai per Di Primio iniziano a causa di una serie di intercettazioni. Secondo l’accusa, Perilli avrebbe offerto al sindaco del denaro, in cambio di agevolazioni per la realizzazione del nuovo complesso commerciale, contro il quale nel frattempo associazioni ambientaliste come il Wwf avevano già iniziato a mobilitare l’opinione pubblica anti-centri commerciali. Tutto questo sarebbe accaduto nel periodo in cui il sindaco stava per ripresentare la propria candidatura per le comunali della primavera del 2015. Per questo motivo secondo la Procura, ma la circostanza è ancora tutta da verificare, Perilli si sarebbe offerto di finanziare la campagna elettorale del futuro candidato e anche di aiutarlo a risanare la propria situazione finanziaria. Per Di Primio non vi è alcuna prova che abbia accettato soldi dall’amico imprenditore. L’accusa mossa dalla Procura contro l’ex segretario generale dell’Autorità di bacino, è che avrebbe preso invece soldi e altri benefici in cambio di una posizione “morbida” dell’Autorità dei bacini nei confronti del nuovo centro da realizzare a ridosso del fiume Pescara. Per la Procura, nel caso di Colistro ci sarebbero state «più dazioni di denaro contante», oltre «all’utilizzo a titolo gratuito, per circa sei mesi, di una villa trifamigliare di 300 metri quadri con annessa area esterna di pari estensioni, ubicata a Montesilvano». Per Di Primio, invece, l’accusa parla di promesse: «Tra il mese di agosto e il mese di dicembre 2014, riceveva ed accettava l’esplicita promessa del Perilli che si impegnava a corrispondergli indeterminate, ma sicuramente ingenti, dazioni di denaro, sia quale contributo per risolvere il problema della sua forte esposizione debitoria (435mila euro), sia quale contributo alle spese della campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Chieti del maggio-giugno 2015». A fronte di queste proposte, secondo la ricostruzione dell’accusa, il sindaco avrebbe dato il via a una serie di atti amministrativi che avrebbero agevolato il percorso di Megalò 3. La Procura parla di «atti contrari ai doveri d’ufficio», anche con «immediate e reiterate sollecitazioni» nei confronti del Suap affinché rilasciasse il permesso a costruire. Fece parecchio scalpore, ad esempio, una delibera di giunta che autorizzava il Comune a costituirsi in giudizio di fronte al Tar “ad adiuvandum”, cioè in favore della società Akka di Perilli che doveva realizzare Megalò 3 contro il Genio civile.