Il giudice: il preside resta ai domiciliari

23 Giugno 2020

L’accusa: sesso con un alunno. Marcello Rosato si difende: «Sono innocente, ecco perché». Ma il gip non gli crede

CHIETI. Rimane agli arresti domiciliari il preside Marcello Rosato, accusato di aver fatto «ripetutamente» sesso con un suo studente di 17 anni. Lo ha deciso ieri sera il giudice Andrea Di Berardino, respingendo le richieste presentate dall’avvocato difensore Alessandro Troilo, dopo un interrogatorio durato quasi due ore e il parere negativo alla revoca della misura cautelare espresso dal sostituto procuratore Marika Ponziani.
Sono le 9.44 quando Rosato – giacca, cravatta e jeans scuri – varca il portone del tribunale di Chieti. Secondo le indagini della squadra mobile, il docente lancianese di 48 anni – abusando dei propri poteri di dirigente scolastico di un istituto di Ortona – ha compiuto atti sessuali con un alunno. Gli episodi sarebbero avvenuti tra settembre del 2017 e aprile del 2018. A metterlo nei guai, oltre al racconto della vittima, ci sono «riscontri di polizia giudiziaria»: a sostenerlo è il giudice, che ha rimarcato anche l’esistenza di una serie di messaggi «assolutamente indicativi dell’incessante ricerca di sesso con minorenni» da parte dell’indagato. Ma il docente, in aula, nega tutto. Dice che chi lo accusa voleva avere una relazione, ma lui ha sempre detto di no. È attorno a questo concetto che ruota la linea difensiva, riassunta al termine dell’interrogatorio dall’avvocato Troilo: «Il mio cliente ha contestato tutto con dettagli e produzione di documenti, anche relativi ad alcune allusioni che c’erano state sul fatto che fosse stato spostato da altri istituti per reati di questo tipo. Ma è assolutamente falso. Le domande che ha presentato al ministero lo dimostrano: il trasferimento è avvenuto esclusivamente per motivi di salute dei propri genitori anziani».
Il preside ha anche fornito una piantina della scuola, da lui redatta. «Lo ha fatto», prosegue Troilo, «per dimostrare che ciò di cui lo studente lo accusa, ovvero gli atti sessuali in presidenza, sarebbe stato visibile a tutti. La porta della presidenza non si chiudeva dall’interno: il suo studio era comunicante con un altro ufficio e poteva entrare chiunque. Quindi a scuola non è mai accaduto nulla. Peraltro la presidenza è anche a vetrate». E ancora: «Le accuse che gli vengono mosse coincidono con la sua presenza in un altro istituto. Ha fornito nomi e cognomi di persone che erano con lui, ovvero la vicepreside, la sua supplente e un segretario amministrativo: erano coloro che frequentavano abitualmente l’ufficio dove sarebbero avvenuti gli atti sessuali». Per quanto riguarda un incontro avvenuto nell’abitazione del preside a San Vito Chietino, secondo la difesa l’alunno vi si recò nel 2019, quando era maggiorenne. «Lo studente si è fatto accompagnare lì con l’auto della madre», osserva il legale. «E allora mi chiedo: una persona che, per un periodo anche lungo, subisce ripetutamente atti sessuali nella presidenza, va a trovare il suo aguzzino?». Il pm ha trasmesso gli atti all’Aquila per un episodio di presunta induzione alla prostituzione minorile. «Il mio assistito», conclude Troilo, «avrebbe dimostrato la sua capacità di delinquere per una chat con un minore. Ma, in realtà, è lo stesso minore a dire: “Quante disponibilità hai? Sto cercando tra più persone quella che mi può dare più soldi, ti farò una lista Amazon per sceglierti”. Dobbiamo inorridire per il mio assistito, che non ha avuto incontro con questo ragazzo, o con il minore che scrive determinate cose?».