Il giudice: la banda voleva fare del male

13 Ottobre 2019

Le motivazioni della sentenza: «Colpo programmato, lesioni messe in conto, nessuno si è opposto al taglio dell’orecchio»  

LANCIANO. «Hanno voluto fare ciò che hanno fatto. Nessuno si è opposto alla mutilazione della Bazzan». «Un colpo programmato che ha messo in conto le lesioni. Se si fa un furto non si svegliano i padroni di casa, non si portano armi o fascette per legare le persone che sapevano essere incapaci di porre resistenza. Non va concessa alcuna attenuante». Sono alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza con cui il giudice del tribunale di Lanciano, Giovanni Nappi, ha condannato il commando romeno autore della rapina ai coniugi Martelli del 23 settembre 2018. Ventisei pagine in cui si legge anche che i “pali” hanno avuto il tempo di andare a mangiare un kebab la sera della rapina, e che i fratelli Turlica e Ruset si pentono di non aver continuato a rubare solo nei bar. Pagine in cui Nappi spiega perché ha inflitto, con il rito abbreviato, 15 anni e 4 mesi ad Alexandru Bogadan Colteanu; 11 anni e 4 mesi a Marius Adrian Martin; 10 anni a Ruset Aurel e Costantin Turlica; 9 anni e 4 mesi a Ion Turlica; 8 anni a George Ghiviziu e 10 mesi, pena sospesa, a Gheorghe Traian Jacota, accusato di favoreggiamento, mentre gli altri 6 rispondono di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime e sequestro di persona. Dissequestrati telefoni e smartphone della gang.
LE LESIONI. È partito dal reato più grave, il giudice, per determinare la pena base, che non è la rapina pluriaggravata bensì le lesioni personali; la mutilazione dell’orecchio alla Bazzan e i danni procurati a Martelli (rottura di una vertebra, contusione volto e polmonare con prognosi di 40 giorni). Lesioni pluriaggravate «perché commesse con armi, in connessione con la rapina, con conseguente pena massima superiore ai 20 anni». E infatti a Colteanu, che avrebbe tagliato l’orecchio alla Bazzan, considerando le aggravanti, la recidiva, arriva a dare 23 anni, che scendono a 15 e 4 mesi per il rito che prevede la riduzione di un terzo della pena. Colteanu che dice di avere un alibi la notte della rapina mentre il giudice scrive: «La sua presenza è certa oltre ogni ragionevole dubbio»; e supporta le tesi con gli elementi forniti dalla Procura. In generale nella sentenza Nappi conferma l’impianto accusatorio del procuratore capo Mirvana Di Serio - che aveva chiesto pene dai 12 ai 18 anni - che tra intercettazioni, prove della scientifica su oggetti e abiti con il Dna dei rapinatori e tracce ematiche delle vittime, filmati e confessioni ha definito anche i ruoli dei rapinatori che, nell’attesa del colpo riescono anche a mangiare un panino. Sono Ghiviziu e Ion Turlica, i pali, alle 22, a lasciare la villa, andare in centro a mangiare il kebab e poi tonare a fare la guardia fino alle 6 del mattino. Mentre loro sono fuori dalle 4 alle 6, nella villa Martin, Colteanu, Ruset e Costantin Turlica creano l’inferno. «Hanno voluto ciò che hanno fatto. Nessuno si è opposto alla mutilazione di Bazzan, neanche Costantin Turlica che dice di “essere rimasto impressionato è intimorito” da Colteanu ma poi lo accompagna a Velletri e a Casal di Principe», scrive il giudice.
LA RAPINA. «Un colpo programmato che ha messo in conto le lesioni», per il giudice, che precisa: «Chi vuole fare solo un furto in abitazione non va a svegliare le persone offese. Chi è entrato nella villa lo ha fatto portando con sé fascette per immobilizzare le vittime. I Martelli non hanno sorpreso dei ladri, ma sono stati prelevati dal letto e immobilizzati da rapinatori che sapevano che nella villa abitavano persone incapaci di opporre resistenza». Un furto che era stato progettato da Martin, la mente della gang. «È solo colpa di Adiza (Martin) se siamo arrivati qui», dicono i Turlica e Ruset intercettati in cella, «noi sempre ai bar lavoravamo. Facevamo un bar, due, tre (i furti con spaccata nei per i quali andranno tutti a processo il 22 ottobre, ndc) Non dovevamo essere qui». E per il giudice Martin è entrato in villa, e che sia a capo si capisce perché è il più anziano e ha procedimenti in corso per furti, ricettazione e riciclaggio. Nappi si sofferma anche sull’attendibilità delle confessioni: il più credibile è Ghiviziu, l’autista della gang. Dall’ 8 novembre i legali possono depositare i ricorsi in appello.
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