Il giudice: la mietitrebbia causò lo scontro

16 Settembre 2020

Morì sul colpo dopo essere caduto dallo scooter e aver battuto la testa sul cordolo di cemento per evitare una mietitrebbia che non si fermò ad un incrocio Cesare Giangiacomo, operaio Sevel di 60...

Morì sul colpo dopo essere caduto dallo scooter e aver battuto la testa sul cordolo di cemento per evitare una mietitrebbia che non si fermò ad un incrocio Cesare Giangiacomo, operaio Sevel di 60 anni. A due anni dal tragico incidente, avvenuto il 19 luglio 2018, si è chiusa la parte penale della vicenda dinanzi al giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi. C’è stato il patteggiamento ad un anno e 8 mesi di reclusione, pena sospesa, di N.D.C. 37 anni che guidava il grosso mezzo agricolo, difeso dall’avvocato Francesca Ciarelli e l’assoluzione di D.M. 37 anni, rappresentato dall’avvocato Ernesto Graziani, che guidava l’auto che faceva da scorta tecnica alla mietitrebbia. Il risarcimento danni alle 3 parti civili si deciderà in separata sede. I due imputati erano accusati di omicidio stradale colposo. Secondo il sostituto procuratore Francesco Carusi, sulla base delle indagini fatte dai carabinieri di Atessa, è stata una mancata precedenza da parte della mietitrebbia ad aver causato l’incidente. Il 19 luglio alle 7.40 N.D.C. sul mezzo agricolo percorreva la strada in località Torre, giunto all’incrocio con la Sp118 si immetteva sulla via senza dare la precedenza alla moto di Giangiacomo che era sulla provinciale in direzione Paglieta-Torino di Sangro perché stava andando al mare. L’auto di scorta, che pure era presente, invece non si posizionava prima dell’incrocio per bloccare il traffico così Giangiacomo si trovò il mezzo davanti, cadde dalla moto e batté la testa contro il cordolo in cemento della cunetta, mentre la moto scivolò sull’asfalto per un’altra ventina di metri. Un urto violento che non lasciò scampo all’operaio Sevel. A nulla valsero le cure prestate dagli operatori del 118 e dallo stesso conducete della mietitrebbia. (t.d.r.)