Il giudice: le operazioni costavano 24 volte di più

L’accusa: così il primario Di Giammarco faceva guadagnare i fornitori di protesi
CHIETI. Le operazioni in Cardiochirurgia costavano alla Asl Lanciano Vasto Chieti fino a 24 volte in più del dovuto. Era questo, dice il sostituto procuratore Giancarlo Ciani e sottoscrive il giudice Luca De Ninis, il sistema utilizzato dal primario Gabriele Di Giammarco per aumentare i guadagni delle aziende fornitrici dei dispositivi medici, guidate da Antonio Pellecchia e Maurizio Mosca. A svelarlo sono le carte dell’inchiesta sulla corruzione nella sanità teatina, condotta dai finanzieri del colonnello Serafino Fiore, che – dall’alba di martedì – ha spedito agli arresti domiciliari il direttore della clinica Cardiochirurgica, i due amici imprenditori e l’agente di commercio Andrea Mancini. Valvole e protesi cardiache, sostiene l’accusa, venivano acquistate a prezzi gonfiati in cambio di viaggi a Cuba e in Portogallo, arredi, valigette di pelle e un posto barca. Un sistema di corruzione che avrebbe causato anche la morte di un paziente di 59 anni, dopo l’impiego di un macchinario «utilizzato in modo non conforme».
I COSTI Un medico in servizio nel reparto, ascoltato dalle fiamme gialle, ha confermato come alcuni prodotti medici venissero acquistati «per non essere utilizzati e poi, alla scadenza, gettati come rifiuto o accantonati in locali della sala operatoria». Per anni, ricostruisce sempre il giudice, il prof Di Giammarco ha fatto un uso dei dispositivi «all’evidenza distorto e illecito, giungendo fino a dissipare (cioè ad aprire inutilmente confezioni, con l’effetto di renderle inutilizzabili, al solo fine di generare il corrispondente impegno di spesa per la Asl) una pluralità di protesi per singoli pazienti». È sempre un medico di Cardiochirurgia a raccontare che, in un intervento avvenuto nel 2016, un paziente «avrebbe potuto essere adeguatamente operato con una protesi vascolare del costo di 400 euro»: invece la spesa complessiva, a carico della Asl, è stata di 9.600 euro, «vale a dire 24 volte il costo necessario». Il giudice definisce la circostanza «sconcertante» e aggiunge: «Che non si tratti di condotte determinate da errori ma dalla scelta volontaria di dissipare i materiali per aumentare il fatturato delle aziende distributrici trova ampio riscontro – oltre che dalle considerazioni dell’ingente costo unitario dei singoli dispositivi e dell’omessa refertazione e spiegazione della plurima apertura, che rendono irragionevole la tesi dell’errore involontario – nelle eloquenti conversazioni intercettate tra i chirurghi implicati nelle contestazioni di corruzione (oltre a Di Giammarco anche il suo delfino Daniele Marinelli) e i responsabili delle imprese Mosca e Mancini».
«PERSONAGGI PERICOLOSI» Secondo i calcoli della guardia di finanza, le protesi cardiache finite al centro dell’indagine «non solo sono risultate essere il dispositivo maggiormente utilizzato negli anni compresi tra il 2012 e il 2019, ma anche quelle più onerose per l’azienda pubblica per un importo complessivo di oltre un milione e mezzo di euro, pur essendo presenti sul mercato analoghe tipologie di valvole a costi inferiori». Il pm tira le somme: «Le condotte si caratterizzano per l’allarmante disinvoltura con cui vengono realizzate, il che vale a connotare la personalità di ciascuno degli indagati come pericolosa e incline a trarre dall’attività criminosa, insinuatasi nel tessuto amministrativo, illeciti vantaggi».
GLI INTERROGATORI Da lunedì mattina cominceranno gli interrogatori in tribunale: compariranno davanti al giudice Di Giammarco e il chirurgo Tomaso Bottio, accusato di falso e omicidio colposo per la vicenda del paziente morto. Mercoledì sarà la volta di Mosca e giovedì di Pellecchia e del direttore amministrativo della Asl Giulietta Capocasa, accusata di abuso d’ufficio in relazione all’acquisto di un’apparecchiatura da 95mila euro in assenza di preventivo, attestazione in ordine all’unicità del prodotto e di una delibera a contrarre della pubblica amministrazione. Per lei il pm ha chiesto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 6 mesi: a decidere, dopo l’interrogatorio, sarà il gip.
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