Il giudice: le vere vittime sono il mare e il turismo

21 Ottobre 2016

Per il procuratore antimafia l’Abruzzo rischia di diventare la discarica d’Italia L’inchiesta partita da preziose segnalazioni anonime dei cittadini di Chieti

L'AQUILA. «E poi ci si interroga circa le cause della ricorrente non balneabilità del mare, o di odori nauseabondi dei fiumi, o di ripercussioni negative sulla fauna ittica...». Parla di ipocrisia e di finto stupore sulle condizioni del mare Adriatico a ridosso della costa pescarese il giudice Giuseppe Romano Gargarella nell'ordinanza che ha portato ai domiciliari quattro persone nell'ambito dell'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti che ha trasformato l'impianto di depurazione di Chieti nel quartier generale di un sistema ben rodato di smaltimenti pericolosi. Frasi che svelano che "il re è nudo", detto in parole povere, perché dove l'acqua non è balneabile, dove insistono per anni odori nauseabondi, dove muoiono pesci e la flora fa fatica a reggere, dovrebbe essere evidente che qualcosa non funziona. Il primo "soggetto" a essere colpito e danneggiato da un reato che in gergo investigativo viene catalogato nella schiera dei "reati vaghi", come quelli ambientali, è il turismo, perché viene compromesso quel meraviglioso contesto che ha fatto dell'Abruzzo la regione verde d'Europa. Che ora rischia di diventare la discarica d'Italia. A dirlo è stato il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Antonio Laudati, ieri mattina in conferenza stampa a palazzo di giustizia all'Aquila, dove sono stati spiegati i dettagli di una indagine sconcertante per «la gravità dei reati e dei danni». Sempre in gergo, reati con «vittime senza volto»: flora, fauna, turismo in senso lato, ambiente tutto. Insomma a essere colpito è «il patrimonio dell'umanità», in una regione, l'Abruzzo, che è una spugna assorbente per questo tipo di reati. Perché? «Perché ha un tessuto sociale sano e un territorio verde vasto che consente la mimetizzazione di attività criminali», ha spiegato Laudati. Non solo, anche la collocazione geografica della regione incide nell'essere snodo di traffici per le regioni limitrofe e, purtroppo, per il sud del Paese, dove i gruppi criminali gestiscono i traffici di rifiuti. «In Abruzzo è più facile dissimulare», la triste consapevolezza di Laudati. Una tendenza che può essere invertita denunciando qualsiasi sospetto, anche in forma anonima, ha detto il sostituto procuratore della Dda dell'Aquila, Antonietta Picardi, affiancata anche dal sostituto procuratore David Mancini.

«Le indagini sono partite un paio di anni fa da Chieti proprio grazie a numerose segnalazioni anonime da parte degli abitanti per gli odori orribili e i movimenti dei camion di giorno e di notte», ha detto Picardi. Ora occorre bonificare, ha spiegato il comandante provinciale del Corpo forestale di Chieti Livia Mattei. Ma le indagini, guidate dal comando regionale di Ciro Lungo, non si fermeranno qui.