Il giudice manda Pellegrini ai domiciliari

A casa dopo due mesi. L’arresto per detenzione di droga ma che lui usa per curarsi. Appello alla Regione: legge inapplicata
CHIETI. Dieci minuti dopo le 13 i cancelli del carcere di Madonna del Freddo si spalancano per Fabrizio Pellegrini. Il pianista teatino di 47 anni, rinchiuso in cella per coltivazione di cannabis che utilizza per curare la fibromialgia di cui soffre, esce sorridendo. In carcere ha lasciato la folta capigliatura riccia e parecchi chili. In jeans e maglietta rossa visibilmente troppo larghi, con in mano il sacchetto di plastica azzurro con gli effetti personali, si lascia alle spalle un incubo di quasi due mesi passati tra forti dolori che, essendo in carcere, non poteva più alleviare con la marijuana, unica cura tollerata come hanno accertato i referti medici. Ad aspettarlo dall’altra parte dei cancelli c’era il segretario di Amnistia, giustizia e libertà Abruzzi, il radicale Vincenzo Di Nanna, che è anche il suo avvocato. È lui ad accompagnarlo prima dai carabinieri di via Arniense per sbrigare le formalità del caso e poi nell’appartamento della sorella che per ora lo ospiterà nella detenzione domiciliare concessa in maniera provvisoria ieri mattina dal magistrato di sorveglianza, Maria Rosaria Parruti.
«È un provvedimento che gli salva la vita», ha detto Di Nanna. «I vistosi ematomi e gli altri insostenibili sintomi che si sono manifestati in seguito alla interruzione della terapia hanno reso la scarcerazione un passo obbligato», ha continuato l’avvocato, «non solo dal punto di vista legale, ma anche da quello umano. Una necessità che è stata colta con prontezza e sensibilità dal magistrato di sorveglianza».
Soddisfazione è stata espressa anche dal deputato Sel-Si, Gianni Melilla, che sabato scorso aveva incontrato Pellegrini in cella e sul cui caso ha proposto una interrogazione parlamentare. Interrogazioni erano arrivate anche dalla senatrice Pd Stefania Pezzopane, di concerto con il presidente della Commissione diritti umani Luigi Manconi, e dal gruppo Possibile. Parla anche Riccardo Magi, segretario dei Radicali: «È una bellissima notizia e un successo della mobilitazione radicale che ha visto in pochi giorni oltre 150 persone chiedere la scarcerazione con un digiuno a staffetta, iniziativa nonviolenta lanciata da Andrea Trisciuoglio e Norberto Guerriero».
Sono stati proprio Trisciuoglio e Rita Bernardini, candidata a garante dei detenuti in Abruzzo, ad accendere i fari sul caso Pellegrini che era rimasto abbandonato a se stesso per circa un mese in carcere, fino a quando non sono intervenuti gli avvocati radicali Di Nanna e Giuseppe Rossodivita che, in sole tre settimane, sono riusciti a farlo scarcerare. Magi fa sapere anche di aver chiesto al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, di garantire l’effettiva applicazione della legge regionale sulla cannabis terapeutica, che prevede che i farmaci siano a carico del servizio sanitario regionale, evitando così nuovi “casi Pellegrini”. Adesso per aiutare l’artista teatino occorrono ancora due cose: far sì che la Asl decida di pagare le costose cure con il farmaco a base di cannabis e trovargli un alloggio, visto che non può restare a lungo dalla sorella né tornare a casa sua essendo quello il luogo dove è stato commesso il reato.

