Il giudice reintegra la dipendente messa alla porta
CHIETI. Avevano licenziato un'impiegata col pretesto di "obiettive esigenze economiche aziendali, dovute a una diminuzione delle entrate e alla necessità di procedere alla riorganizzazione del...
CHIETI. Avevano licenziato un'impiegata col pretesto di "obiettive esigenze economiche aziendali, dovute a una diminuzione delle entrate e alla necessità di procedere alla riorganizzazione del personale". Ma stavano per assumere un'altra persona con le stesse mansioni della lavoratrice licenziata, che nella causa è stata assistita dall'avvocato Massimiliano Matteucci per conto dell'ufficio legale della Uil Turismo, Commercio e Servizi (Uil- Tucs).
Non si tratta però di un'azienda privata, ma di un ente pubblico come l'Ambito territoriale caccia (Atc) del Chietino-Lancianese con uffici a Orsogna cui il giudice del Lavoro di Chieti, Ilaria Pozzo, ha imposto con sentenza di reintegrare l'impiegata sul posto di lavoro a circa un anno dal licenziamento avvenuto nel 2013. Sentenza che ha riconosciuto illegittima qualsiasi ragione economica dietro il licenziamento, con reintegra applicata secondo la disciplina degli enti pubblici per i quali l'articolo 18 si applica anche quando i dipendenti sono meno di quindici. Secondo il segretario regionale di Uil-Tucs, Mario Miccoli, «su questa vicenda giudiziaria aleggia l'ombra della legge Fornero, con le sue facilitazioni ai licenziamento col pretesto della ragione economica che spesso non sussiste. E per questo va abolita o pesantemente modificata». (f.b.)

