Il giudice riassume sindacalista licenziato

4 Marzo 2016

Atessa, Tasso condannata a reintegrare l’operaio e delegato Fiom e a pagare le mensilità perse

ATESSA. È stato reintegrato sul posto di lavoro e l’azienda condannata, oltre che ad annullare il licenziamento e a riassumere il dipendente, anche a pagare tutte le mensilità perse. La sentenza del giudice del lavoro di Lanciano, Cristina Di Stefano, riguarda un dipendente e sindacalista della Fiom-Cgil licenziato circa un anno fa dalla Tasso spa, azienda di Atessa del tessuto metalmeccanico. Il dipendente era stato licenziato perché, a seguito di un controllo da parte di un’agenzia investigativa ingaggiata dall’azienda, era stato trovato a lavorare presso terzi nel periodo di assenza per malattia.

«Ci siamo difesi non contestando l’addebito», spiega l’avvocato della Cgil, Domenico Sciorra, «ma facendo rilevare l’orientamento della Cassazione che prevede che non ci sia obbligo per il dipendente in malattia di restare a casa 24 ore su 24. L’importante è che le attività che svolge non pregiudichino il pronto recupero delle attività psicofisiche del lavoratore e che la malattia non sia simulata come, per esempio, se un dipendente dichiarasse la rottura del menisco come causa di malattia e di assenza dal lavoro e poi fosse sorpreso a giocare a calcetto. Nel caso specifico», prosegue Sciorra, «il dipendente era affetto da gastroenterite e ha svolto un’attività di tinteggiatura presso terzi molto limitata, dalle 7 alle 9 del mattino e dalle 12 alle 13 per un totale di circa tre ore. Questa attività, svolta peraltro nell’ultimo giorno di assenza per malattia del dipendente, non ha pregiudicato la sua ripresa psicofisica, tanto che si è recato in fabbrica il giorno dopo, né presuppone la simulazione».

Di qui la decisione del giudice di reintegrarlo sul posto di lavoro e di annullare il licenziamento della Tasso. Sulla vicenda interviene anche il segretario provinciale della Fiom, Davide Labbrozzi: «Mario Esposito, questo è il nome del delegato sindacale della Fiom, era stato licenziato, a nostro avviso, semplicemente perché troppo bravo nello svolgere il suo lavoro sindacale. È bene precisare che Esposito fu licenziato pochi giorni dopo uno sciopero che sollevava una serie di problematiche inerenti la salute delle persone, i carichi di lavoro, il presunto non rispetto di alcune norme legislative in materia di sicurezza. La sentenza ha ora ribadito che con la giustizia italiana non si scherza. Attendiamo l’immediato reintegro del lavoratore e il pagamento di tutto quanto previsto dalla sentenza». (d.d.l.)

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