Il giudice stoppa la musica alta: sequestro nel locale della movida

Casse acustiche requisite dalla polizia: il titolare è indagato per disturbo della quiete pubblica L’inchiesta della procura è scattata dopo le numerose denunce presentate dai cittadini esasperati
CHIETI. La movida di Chieti Scalo abbassa il volume. Almeno nella zona di piazzale Marconi, a due passi dalla stazione ferroviaria, dove la polizia di Stato ha sequestrato casse musicali e amplificatori all’interno e all’esterno di uno dei locali più frequentati della città, soprattutto dagli studenti universitari, nelle ore serali e notturne. Il provvedimento è stato firmato dal giudice Andrea Di Berardino su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani. L’indagine è scattata dopo numerosi esposti presentati dai residenti, che si dicevano esasperati per le notti insonni, in modo particolare nel fine settimana, al punto tale da decidere di costituire un comitato per chiedere un intervento da parte delle forze dell’ordine e del Comune. Dopo le prime denunce, sono partiti i controlli degli agenti. E dai sopralluoghi è emerso come la musica ad alto volume e gli schiamazzi andassero avanti fino a tardissima ora.
Le violazioni fonometriche sono state documentate anche dai rilievi dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta). Il titolare del locale in questione è stato dunque iscritto nel registro degli indagati per il reato di «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone». I poliziotti hanno preso a verbale anche i condomini: intere famiglie hanno riferito che, ormai da lungo tempo, quei rumori andavano ben oltre i limiti della normale tollerabilità; alcuni residenti hanno raccontato, addirittura, di essere stati costretti a trasferirsi in appartamenti di proprietà fuori Abruzzo per ritrovare un po’ di tranquillità. «Non siamo contro le attività commerciali, ma non è possibile convivere con decibel così alti», si lamentava una residente in una delle ultime lettere inviate ai giornali. «L’Arta ha constatato che i suoni emessi superano di dieci volte i limiti consentiti dalla legge».
Il sequestro preventivo di strumenti e dispositivi per la diffusione della musica, codice penale alla mano, è stato disposto per impedire la prosecuzione del reato. Così, nei giorni scorsi, gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della procura di Chieti hanno raggiunto il locale dello Scalo per eseguire il provvedimento e portare via le casse.
Il giudice ha richiamato anche una recente sentenza della Cassazione secondo cui «risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone il gestore di un pubblico esercizio che non impedisce i continui schiamazzi provocati dagli avventori in sosta davanti al locale anche nelle ore notturne».
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