Il giudice: voleva punirlo è stato un gesto di rabbia

Tragica lite tra fratelli, l’indagato: «Non mi sono accorto di averlo colpito»
CHIETI. Giuseppe Giansalvo voleva punire il fratello Matteo, 18 anni appena, per l’atteggiamento arrogante verso la madre, dalla quale aveva preteso le sigarette. Ma è ragionevole pensare che la sua intenzione non fosse quella di uccidere. Lo scrive il giudice Luca De Ninis nell’ordinanza che convalida l’arresto del giovane di 21 anni, confermando nei suoi confronti i domiciliari dopo la tragica lite in casa avvenuta a Miglianico, domenica scorsa, al civico 56 di contrada Elcine. L’accusa formulata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
LA VALUTAZIONE DEL GIP Il giudice lascia però più di uno spiraglio alla difesa, quando definisce altrettanto plausibile l’ipotesi di omicidio preterintenzionale: decisivi saranno gli esami sulla traiettoria e sulla potenza del colpo inferto con un rullo da pittore alla testa del diciottenne, morto all’ospedale di Pescara dopo due giorni di coma. Al tempo stesso, pur essendo ragionevole pensare che la gravità delle lesioni sia andata molto oltre la volontà dell’indagato, nel provvedimento è sottolineato come risulti non credibile che l’azione di Giuseppe sia stata guidata dalla volontà di difendersi da un’aggressione: potrebbe essersi trattato di un gesto di rabbia, sfociato in un esito tragico presumibilmente non voluto e non previsto.
L’INTERROGATORIO Ieri mattina, Giuseppe, assistito dagli avvocati Luciano Di Felice e Massimiliano D’Aversa, ha parlato per più di un’ora collegandosi in videoconferenza con il tribunale e ricostruendo la discussione sfociata nel delitto sul quale continuano a indagare i carabinieri della compagnia di Ortona, coordinati dal tenente Giuseppe Lambriola. «Nel corso della colluttazione», è la sintesi della tesi fornita dall’arrestato, «non mi sono accorto che il rullo avesse perso l’estremità di spugna. A un certo punto, per difendermi da un pugno che Matteo stava per sferrare, con la mano sinistra mi sono coperto il viso e con l’altra ho sbracciato. Non ho compreso subito di aver colpito mio fratello, ma solo quando l’ho visto a terra. All’inizio ho pensato che si fosse sentito male. Ho chiamato subito mia madre e l’altro mio fratello allertando i soccorsi».
LA LITE Nell’ordinanza è specificato come l’intenzione di Giuseppe, dopo la morte del padre avvenuta un anno fa, fosse quella di assumere una sorta di ruolo di tutor nei confronti del fratello minore, fornendogli un modello di regole da seguire all’interno della famiglia. Ecco perché, sempre secondo il giudice, l’ipotesi dei futili motivi non regge, in quanto lo scenario va valutato al di là la discussione nata per l’utilizzo del rullo. Più nel dettaglio, Giuseppe gli avrebbe negato lo strumento come una sorta di punizione domestica per l’atteggiamento di pretesa avuto dal fratello nei confronti della madre e considerato inadeguato, come emerso anche dalla testimonianza dei familiari che hanno assistito all’episodio delle sigarette. «La lite», ha aggiunto l’indagato, «è nata quando Matteo è entrato in camera mia per riprendersi il rullo: mi ha detto di ridarglielo e non fare il bambino».
LA MISURA CAUTELARE Secondo il giudice, devono essere confermati gli arresti domiciliari perché è concreto il rischio che il ventunenne possa rendersi protagonista di episodi analoghi, considerando che ha mostrato di non saper controllare gli impulsi, alla luce dell’estrema gravità dell’episodio di domenica scorsa.
L’AUTOPSIA Stamattina è previsto l’affidamento dell’autopsia al medico legale Cristian D’Ovidio, che eseguirà l’esame all’ospedale di Pescara. Poi Matteo tornerà da mamma Gina per l’ultimo saluto.
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