Il giudice: «È un assassino senza pietà Può uccidere di nuovo, resti in carcere»

Cristiano De Vincentiis ha riferito di essersi difeso dall’aggressione della madre, ma il suo racconto è ritenuto non credibile Prende consistenza il movente dei soldi: prima del delitto c’è stata una lite, lui voleva 300 euro per le gomme della moto
CHIETI. È un assassino senza pietà: potrebbe tornare a uccidere o comunque aggredire altre persone. Ecco perché Cristiano De Vincentiis, il 50enne accusato di aver ammazzato la madre Paola con almeno 17 coltellate in una casa di Bucchianico, deve restare in carcere. È il senso della decisione del giudice Luca De Ninis, che ha convalidato l’arresto eseguito dai carabinieri mercoledì scorso e accolto la richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani.
LE CONTRADDIZIONI
Il racconto dell’indagato, ovvero quello di essersi difeso da un’aggressione da parte della madre, è stato ritenuto totalmente inverosimile e privo di logica. Anche perché, a distanza di neanche 48 ore, Cristiano si è contraddetto, fornendo una prima versione nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero e poi cambiando dettagli sostanziali nel successivo e burrascoso faccia a faccia in tribunale, interrotto dopo le minacce rivolte al pm. In particolare, nel corso dell’udienza di convalida, ha mutato la sequenza dei fatti, riferendo che la donna, dopo un’iniziale coltellata al petto, avrebbe lei stessa estratto la lama per poi trafiggerlo una seconda volta alla coscia. Così come non è assolutamente credibile che la madre lo abbia colpito in testa con un oggetto contundente di ferro: nulla di tutto ciò è stato trovato sulla scena del crimine. Quando il giudice ha chiesto all’indagato – difeso dall’avvocato Cristiano Zulli – di ricostruire le fasi successive alla presunta (e, come già accennato, inverosimile) azione violenta della madre Paola De Vincentiis, lui non ha fornito alcuna spiegazione, salvo ribadire di essersi difeso e rispondere in modo provocatorio, costringendo così all’interruzione dell’interrogatorio.
IL MOVENTE
Ritenuti sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, secondo il giudice è coerente il movente dei soldi ipotizzato dagli investigatori. Dal racconto dei testimoni è infatti emerso che Cristiano chiedeva in continuazione denaro alla madre, pretendendo di condurre una vita ampiamente al di sopra delle proprie possibilità economiche. Pur percependo una pensione di invalidità di appena 300 euro (per un incidente avvenuto una quindicina di anni fa), viaggiava spesso all’estero, cenava al ristorante quasi tutte le sere e si muoveva su una costosa Honda Cbr 1000. E l’ultimo litigio con la madre, il pomeriggio precedente al delitto, è scoppiato proprio perché l’indagato voleva cambiare le gomme alla motocicletta, il che avrebbe comportato l’ennesima, consistente spesa, questa volta di oltre 300 euro. È da considerare più che probabile che il rifiuto della donna – che in diverse occasioni aveva chiesto denaro al parroco del paese – abbia scatenato la furia omicida del figlio che, già in passato, si è reso protagonista di episodi di violenza. Come è avvenuto qualche anno fa, a Ravenna, dove ha preso a pugni una prostituta, mandandola in ospedale dopo una discussione sul pagamento della prestazione sessuale.
PERSONALITÀ VIOLENTA
Anche altri precedenti dell’uomo, che nel corso dei due interrogatori non ha mostrato alcun tipo di pentimento, tratteggiano una personalità violenta e raccontano di una scarsa capacità di mantenere il controllo. Il giudice, dunque, ritiene sia concreto il pericolo di reiterazione del reato da parte di un assassino che, dopo essersi accanito contro la madre trafiggendola con una lama di 20 centimetri al collo, alla nuca e alla schiena, non si è fatto scrupoli a lasciarla sul pavimento, in camera da letto, con addosso una sedia rovesciata.

