Il lago e il gas da estrarre «Qui è pieno di frane»

Viaggio nei luoghi dove la Cmi Energia ripropone il progetto già bocciato due volte «Quegli alberi sotto il monte cresciuti dopo uno smottamento che causò morti»
BOMBA. “Tossico ed altamente infiammabile - idrogeno solforato”: contrasta il cartello giallo con i luoghi che richiamano le caratteristiche di questa parte d’Abruzzo: alle spalle c’è la fondovalle Sangro, strada che collega il Tirreno con l’Adriatico, e davanti il lago di Bomba e valli e monti cui fa da sfondo la Maiella che tutto abbraccia. Stride il cartello con tutto ciò, anche se un altro spiega cosa siano quei tubi che escono dal terreno: “Area pozzo Monte Pallano 1 dir - 2 dir, permesso di ricerca Cmi Energia”. Siamo proprio fuori dall’area di estrazione gas “Colle Santo”, che prevede la realizzazione di un impianto estrattivo di gas nell’area del lago, un gasdotto lungo 21 km e la realizzazione di una raffineria in Val di Sangro, nell’area industriale di Paglieta.
Lunga è la storia della scoperta dei giacimenti; lunga quella del progetto di estrazione e raffinazione di gas naturale. Nel 1958 fu la Meridionale idrocarburi, a scoprire che c’era del gas. La titolarità del giacimento di gas naturale di Bomba è stato per circa 30 anni dell’Agip, società italiana controllata poi dell’Eni che, se non ne fece mai niente, qualche motivo doveva pur averlo. Il progetto di estrazione fu presentato nel 2010 dalle ex Forest Cmi, attuale Cmi Energia Srl ed è stato già bocciato due volte dal comitato Via della Regione Abruzzo, dal Consiglio di Stato, dopo i due ricorsi al Tar della ditta proponente, e nel 2018 dal Comitato Via del ministero dell’Ambiente, perché le competenze sono passate allo Stato.
A distanza di 10 anni dalla prima richiesta, questa è la terza volta che la società, controllata da un’azienda statunitense, prova ad ottenere l’agognata concessione. La produzione giornaliera di gas nel giacimento di Bomba è stimata di 566.367 metri cubi, quella complessiva circa 2,4 miliardi di metri cubi; investimento: 80 milioni di dollari. Tutto il gas di Bomba equivale a circa 14 giorni di consumo nazionale. Il giacimento è esteso 3,7 chilometri quadrati. I pozzi già scavati dalla ex Forest sono due. Il progetto prevedeva altri tre pozzi da scavare, ipotesi oggi scartata. Il gas di Bomba è ricco di idrogeno solforato elemento chimico che va separato dal gas, dopo aver percorso 21 chilometri, nella raffineria di Paglieta.
Il lago di Bomba con i suoi 4milioni di metri cubi di acqua è a un centinaio di metri dai pozzi. Sotto il bacino artificiale c’è gas da estrarre, conservato da milioni di anni in cavità naturali. Bisogna stare sul posto per capire le ragioni delle precedenti bocciature: frane attive e quiescenti, bacino idroelettrico, rischio di subsidenza (possibile abbassamento verticale della superficie terrestre legato anche a uno sfruttamento eccessivo di fluidi sotterranei, come acqua, petrolio e gas), innesco di terremoti. Bisogna star sul posto per vedere che queste frane quiescenti e attive interessano la parete del monte Tutoglio e del suo contrafforte che sono proprio sul lago, anzi un'estremità della diga ha l’ancoraggio, verso Pennadomo, su essi.
«Vede quegli alberi alla base del Tutoglio», dice un anziano del posto, «sono cresciuti su una frana che si innescò quando costruirono la diga e ci furono anche dei morti. Qui è tutto un equilibrio instabile».
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