Il latitante tradito da una vacanza

15 Gennaio 2021

Simone Cuppari è considerato un «vangelista», cioè uno dei vertici della ’ndrangheta che partecipa alle riunioni dei comitati provinciali per le decisioni. Il 31 luglio del 2018 era stato arrestato...

Simone Cuppari è considerato un «vangelista», cioè uno dei vertici della ’ndrangheta che partecipa alle riunioni dei comitati provinciali per le decisioni. Il 31 luglio del 2018 era stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Chieti a Martinengo, in provincia di Bergamo, dopo una lunga latitanza. Il boss si era tradito con una telefonata: voleva prenotare una vacanza con la moglie e i figli in Veneto. Secondo gli investigatori, anche da latitante riusciva a tenere in mano le fila dello spaccio. «Un serpente deve essere ucciso tagliandogli la testa», aveva commentato il comandante provinciale dell’Arma Florimondo Forleo. Il 10 luglio del 2018 il tribunale di Chieti ha condannato Cuppari a 28 anni di reclusione in un processo a carico di 12 persone. L’indagine, condotta sempre dai carabinieri, aveva portato a ricostruire un traffico di cocaina con carichi da uno fino a 8 chili, fra la Lombardia, l’Abruzzo e la Calabria. Ma Cuppari, che nel frattempo è uscito dal carcere e si trova all’obbligo di dimora, è al centro di un altro processo in corso di svolgimento a Chieti: la prossima udienza è in programma il 26 gennaio. Lo scorso 12 febbraio, in aula, Cuppari ha deciso di farsi interrogare, svelando gli affari della cocaina e ammettendo di aver rifornito le storiche famiglie rom dello spaccio. Ma ha provato a tenere fuori i parenti e a ridimensionare la sua caratura criminale: «Non faccio parte di un’associazione mafiosa», ha ripetuto. (g.let.)