Il lupo da due settimane è sparito, salta il vertice fissato in Comune

È stato immortalato l’ultima volta dalle fototrappole intorno al 10 giugno, dopo l’aggressione sul lido Zazzara (Parco della Maiella): «Forse è andato altrove: fanno centinaia di chilometri al giorno»
VASTO. Il canide che per settimane ha spaventato i vastesi, è scomparso. L'animale tanto simile a un lupo e che in un mese ha aggredito sei persone sulla spiaggia di Vasto, ha interrotto le sue passeggiate serali nel tratto di litorale vicino al monumento alla Bagnante. «Le fototrappole lo hanno ripreso pochi giorni dopo l'ultima aggressione, poi più nulla», conferma il presidente del Parco nazionale della Maiella, Lucio Zazzara. «È probabile che l'animale abbia deciso di spostarsi altrove», azzarda il presidente, «del resto lupi e canidi possono percorrere centinaia di chilometri al giorno».
Vasto Marina continua a essere monitorata, ma fortunatamente l'animale selvatico si è allontanato dalla spiaggia: dal 10 giugno non si è più visto. Turisti e cittadini tirano un sospiro di sollievo. È probabile che l'arrivo della stagione estiva e la presenza di tante persone in spiaggia abbia infastidito l’animale che ha preferito spostarsi in posti più tranquilli. La sua sparizione ha fatto saltare anche il programmato tavolo in Comune. Resta il dubbio se quell'animale fosse un lupo, un ibrido o, come molti pensano, un cane cecoslovacco, razza particolarmente aggressiva.
La presunta non aggressività dei lupi è stata dibattuta a Vasto nel corso del convegno nazionale "Lupi, orsi e pubblica incolumità". Il giornalista Giovanni Todaro, storico del lupo, con documentazione ufficiale degli Archivi di Stato, ha rammentato la vicenda della cosiddetta “Bestia della Maiella”, che in sei mesi del 1839 uccise e divorò in parte ben 11 persone, ferendone 8. Ucciso, si rivelò un grosso lupo, come confermarono due diverse equipe di chirurghi che fecero autopsie e misurazioni. Dall'abbattimento cessarono gli attacchi. Tra i tanti interventi quello del professore Michele Corti, che ha evidenziato con dati e grafici il brusco incremento dal 2020 a oggi di attacchi di lupi accertati a esseri umani in Italia e quello di Dino Rossi, presidente regionale dell'Associazione cultura rurale, organizzatrice dell'evento, che ha spiegato che le troppe aree protette hanno raddoppiato il limite consentito dalla legge nazionale di animali selvatici determinando lo spopolamento delle montagne e la riduzione della agricoltura in altura e la migrazione dei cinghiali lungo la costa. «Le oasi», ha dichiarato Rossi, «sono diventate covo di animali dannosi all’agricoltura. La massiccia presenza dei cinghiali attira i predatori. Resta il fatto», ha concluso Dino Rossi, «che non è giusto che gli animali difendono i loro piccoli e le persone non possono difendere i loro figli e i loro armenti e la cosa che fa rabbia che nonostante dei bambini abbiano rischiato di essere mangiati dal lupo, la politica abruzzese sia latitante. Con tanti politici eletti in Abruzzo questo caso doveva approdare tra i banchi di Montecitorio».
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