Il mercato coperto torna al Comune

Il Tar respinge il ricorso contro la revoca del gestore. Per l’ente niente esborso di 3 milioni di euro chiesti per canoni
LANCIANO. Si avvicina per il Comune la possibilità di riavere la gestione del mercato coperto di piazza Garibaldi. Il Tar di Pescara ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Mercato Coperto Srl contro la revoca della gestione della struttura fatta dal Comune con la delibera del 7 giugno 2017. Non solo: il Comune ha tirato un sospiro di sollievo perché non dovrà versare neanche un centesimo del credito di circa 3 milioni che la società vantava per i canoni pagati in questi anni. Un sollievo momentaneo, però, perché la Mercato Coperto srl e i suoi legali, Giovanbattista Iazeolla e Carlo Piccinini preannunciano battaglia: «Ricorreremo al Consiglio di Stato».
LA REVOCA. La vicenda giudiziaria della gestione del mercato coperto è nata dopo il fallimento della Summa Corporation che nel 2005 aveva firmato la convenzione con il Comune per la gestione del mercato contadino per venti anni (fino al 2025). Con il fallimento dichiarato nel 2014 dalla Summa (chiuso nel giugno del 2016 col pagamento di tutti i creditori) il Comune, infatti, ha sollevato una serie di problemi, rilevato violazioni contrattuali e il mancato versamento dei canoni che hanno portato alla revoca della concessione. In particolare il Comune sostiene che la Summa avrebbe violato il divieto di sostituzione del titolare della concessione, passata alla Mercato Coperto srl, senza un atto ufficiale. Come riportato nella sentenza del Tar la violazione è nell’articolo 16 della convenzione che recita: “Sotto pena di revoca della concessione, la concessionaria non potrà farsi sostituire né parzialmente e neppure temporaneamente od anche solamente di fatto nelle obbligazioni tutte assunte nei confronti del Comune di Lanciano con il presente atto”. A titolo di “eccezione”, secondo il successivo articolo 17, il subentro poteva essere ammesso, previa autorizzazione “espressa” dell’autorità concedente, in base ad alcune condizioni, in primis “la scrittura privata autenticata stipulata fra la concessionaria e l’aspirante sub-concessionario da allegare all’istanza di sub-concessione da presentare al Comune”. E in questo caso non c’è stata alcuna istanza, tanto che l’amministrazione ha proceduto con la revoca.
IL RICORSO. Ma la Mercato Coperto srl ha impugnato la delibera e presentato ricorso al Tar per l’annullamento. Dopo la comunicazione della decadenza, la società di Franco D’Alessandro il 10 novembre 2015 aveva risposto al Comune avvisandolo del subentro nella gestione della struttura degli ortolani sin dal 2013 della Mercato Coperto Srls e che negli anni il Comune aveva anche riscosso il pagamento di canoni mensili da questo ente “senza nulla opporre riguardo all’illegittimità del subentro”. Ma il Tar in merito ha solo scritto che “il fatto di aver ricevuto i canoni non equivale ad una tacita acquiescenza da parte dell’amministrazione al subingresso di una società”. «È impensabile», dice l’avvocato Piccinini, «che si riscuotono soldi da una società che non si conosce. Ci sono dei benefattori? La sentenza dichiara l’inammissibilità del ricorso da parte della Mercato coperto srl, ma non restituisce le chiavi al Comune. Andremo avanti perché a questo punto ci sorge una domanda a cui chiederemo risposta in altre sedi: a che titolo il Comune ha riscosso i soldi dalla mercato coperto?». E la sede dove la domanda sarà girata, assieme alle altre, è quella del Consiglio di Stato a cui i legali e la società preannunciano subito il ricorso.
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