Il ministro non c’è, Di Ilio non si dispera

Ateneo, parla il rettore. La notizia del giorno è che la Giannini non sarà presente all’inaugurazione dell’anno accademico
CHIETI. Rettore Carmine Di Ilio, oggi l’ateneo d’Annunzio inaugura il suo 50° anno accademico ma senza il ministro Stefania Giannini, perché questa assenza?
«A tenere il ministro lontano da Chieti è stato, purtroppo, il voto sul decreto di cui si parla molto in questi giorni, quello sulle unioni civili. Al suo posto, comunque, il ministro ha inviato Alberto Melloni, uno dei suoi quattro consiglieri. E dunque avremo comunque a Chieti una presenza autorevole molto vicina al ministro». Che cosa avrebbe chiesto al ministro, e cosa dirà ora al professor Melloni perché faccia da portavoce delle istanze del territorio a Roma?
«Sono tanti i nodi e le criticità del sistema universitario. Ma c’è un passaggio sul quale insisto nella mia prolusione ed è quello che riguarda l’assoluta necessità di sburocratizzare il sistema. Le nostre università attualmente sono tutte troppo ingessate e in questo modo non riusciamo a venire incontro con la rapidità necessaria alle esigenze degli studenti». C’è un trend generale che fa perdere studenti agli atenei, la d’Annunzio come è messa da questo punto di vista?
«Quest’anno abbiamo circa 6.000 immatricolati, un centinaio in meno rispetto all’anno scorso. E dunque riteniamo di essere in linea con i risultati dell’anno accademico precedente. La nostra università accoglie circa 25.000 iscritti ai 53 corsi di laurea. Arriviamo a 28.000 studenti se si contano anche coloro che partecipano ai corsi di alta formazione. Per circa il 60% gli studenti arrivano dalla nostra regione, il resto arriva da regioni limitrofe e, in particolare, dal Sud.
Tra i nostri corsi di laurea ci sono alcuni, come Medicina, che hanno ormai una acclarata capacità attrattiva, ed altri come Sociologia, Lingue e Psicologia, per cui ultimamente c’è stata una netta ripresa. C’è poi il settore della ricerca che tra docenti e ricercatori, impiega 664 persone. Infine, il personale tecnico e amministrativo conta 332 dipendenti».
Ed è proprio il rapporto con i dipendenti e i loro rappresentanti sindacali una delle spine nel fianco di questa amministrazione universitaria. I sindacati continuano a chiedere l’Ima, sospesa dal 2014, come intendete venire incontro alle loro esigenze?
«Non parliamo di Ima. Il discorso è troppo tecnico da affrontare. Possiamo invece dire che abbiamo aumentato il Fondo per il salario accessorio nella parte relativa al Conto terzi. Il Fondo ammonta a circa un milione di euro. Come ripartire questi soldi tra tutti i dipendenti è materia di trattativa sindacale. Secondo la volontà del consiglio d’amministrazione, torneremo a fare una proposta ai sindacati su questa materia. Alla nuova proposta sta lavorando un gruppo di lavoro formato dal professor Stefano Civitarese, mio delegato agli affari istituzionali, e dai due componenti del cda, Cristina Caroli Costantini e Tonio Di Battista».
L’Ima pesava sullo stipendio dei dipendenti per circa 300 euro al mese. Non pensa che il personale abbia dovuto sopportare molti sacrifici?
«Certo che lo penso. So che il personale è stato sottoposto a gravosi sacrifici. Dal 2010 i dipendenti devono subire il blocco contrattuale a cui si aggiungono le limitazioni sul salario accessorio. Ma c’è da sottolineare ed aggiungere che quelle limitazioni non sono dovute alla nostra volontà, ma alle leggi di stabilità nazionali, alle quali noi non abbiamo potuto far altro che adeguarci».
L’ateneo è sano dal punto di vista economico?
«Abbiamo un bilancio che supera i 100 milioni e i finanziamenti statali quest’anno ammontano al 5% in più rispetto all’anno scorso: sono circa 90 milioni di euro. E questo grazie a un meccanismo di attribuzione dei fondi che ci premia in base ad aspetti di valutazione didattica e scientifica. Questo meccanismo premiale fa sì che, nonostante a monte ci siano meno risorse, noi non risentiamo molto dei tagli operati da Roma».
Cosa resta del 19 marzo 1966 quando, a Pescara, veniva inaugurato il 1° anno accademico della d’Annunzio?
«Resta l’esempio fulgido di una classe dirigente, culturale e politica, che ha saputo superare le lotte di campanile e le difficili fasi che portarono alla creazione di questa università. Furono idee e azioni vincenti. E lo sono tuttora».

