«Il mio è un dramma sociale Vivo con 500 euro al mese»

Si rivolge al Centro dopo essersi barricato in municipio con la minaccia del suicidio «In famiglia siamo in 4, lunedì è arrivato lo sfratto e ho anche perso il lavoro»
LANCIANO. «Ho sempre seguito le regole, ma sono stanco delle ingiustizie e di chi, davanti a un dramma vero, fa solo chiacchiere». Alfredo R., 47 anni, non è pentito del gesto che lo ha portato alla ribalta delle cronache. Martedì mattina è entrato nella stanza del sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, con una tanica di benzina e ha minacciato di darsi fuoco se non lo avessero aiutato con lavoro e casa.
Disoccupato dal 2008 - da allora ha fatto solo lavori saltuari - ha sulle spalle uno sfratto esecutivo. Lunedì ha ricevuto la visita dell’ufficiale giudiziario che gli ha comunicato una proroga fino al 18 giugno, data in cui dovrà lasciare la casa in affitto dove vive con moglie e due figlie. Il giorno dopo è andato in Comune. «Cercavo il sindaco, nell’ultimo periodo ha disdetto quattro volte il mio appuntamento», racconta Alfredo, «ho fatto sempre le cose per bene, secondo le regole, presentando la domanda per la casa popolare e per la morosità incolpevole. Mi sono visto passare davanti tanta gente, sentendomi dire che la nostra situazione non è delle peggiori perché mia moglie lavora e quindi non siamo senza reddito. Ma 500 euro sono un reddito per una famiglia di quattro persone?». La moglie Pina, assistente socio-sanitaria, accanto a lui annuisce. Gli amici aiutano facendo un po’ di spesa e prestando l’auto per gli spostamenti, e poi c’è la Caritas. «Io posso andare in giro con le scarpe rotte, ma alle mie figlie non deve mancare niente», grida tutta la sua dignità Alfredo R.. Arguto e ironico, non è uno sprovveduto: il gesto dell’altro giorno lo avrebbe portato a termine, ma più per dare una scossa a istituzioni e società.
«Era un gesto volto a sollecitare l’amministrazione», dice il suo avvocato, Tommaso Troilo, «poiché ormai è convinto che chiedendo “per favore” nessuno lo ascolti. Lo ha fatto per anni, rivolgendosi a servizi sociali, Comune, prefettura. Ma finora ha ricevuto tante promesse e nessun aiuto. È una vittima della crisi, come ce ne sono tanti, e quasi 50enne ha difficoltà a ricollocarsi nel mercato del lavoro. In più si è visto scavalcato da altri, diciamo, meno meritevoli».
«Io voglio pagare l’affitto, ma senza un lavoro come faccio?», dice ancora Alfredo, che ha iniziato a lavorare a 16 anni come giuntista telefonico. Poi qualche esperienza in fabbrica, fino al 2008 quando il contratto a tempo non è stato rinnovato. «Ho una disabilità al 50% ma posso fare tutto», dice di sé, «lavoro duro e se non vado bene mi possono sempre cacciare. Ma non mi piego alle raccomandazioni. Oppure ci diano un tetto, anche un buco, dove stare. Non mi fermo, andrò fino in fondo: qualcuno prima o poi deve cominciare».
Stefania Sorge
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