Il museo universitario diventa un set per il film su Ercolano

La prestigiosa rivista internazionale National Geographic realizzerà un documentario in città Il direttore Capasso: «Nei nostri laboratori sono state fatte importanti scoperte antropologiche»
CHIETI. Sulle tracce dell’antica Ercolano, al museo universitario arriva la National Geographic. La prestigiosa rivista scientifica sta girando un nuovo documentario sugli abitanti dell’antica Ercolano, sul loro modo di vita e sulle circostanze della loro morte. Ed è arrivata a Chieti perché ha scoperto del materiale interessante proprio al museo diretto da Luigi Capasso.
Per questo motivo una parte del documentario sarà girata all’interno del museo che potrà godere, dunque, di un’importante vetrina internazionale. Proprio nei laboratori del Museo dell’università d’Annunzio, infatti, si sono svolte le indagini scientifiche e le ricerche documentali sui resti mortali dei cosiddetti “Fuggiaschi di Ercolano”. Si tratta di un gruppo di circa 200 abitanti della città che si rifugiarono sulla antica spiaggia dove poi trovarono la morte, travolti dalla nube vulcanica che si sprigionò dal Vesuvio nella violenta eruzione del 79 dopo Cristo che travolse Pompei. Le riprese saranno eseguite dalla Windfall Films Company per conto di National Geographic. «L’obiettivo», spiega il direttore Capasso, «è quello di approfondire e documentare alcuni degli spetti relativi alle più importanti scoperte antropologiche a suo tempo fatte dallo staff del museo. In particolare, saranno riprese e documentate tutte le lesioni scheletriche che gli antropologi della nostra università hanno evidenziato sugli scheletri infantili, dimostrando lesioni connesse all’impiego di quei fanciulli in attività lavorative pesanti, ripetitive, che tendono a dimostrare la presenza dello sfruttamento del lavoro minorile in alcune fasce della antica popolazione di Ercolano. Inoltre, di grande interesse sono le lesioni scheletriche dovute alla brucellosi, lesioni che gli antropologi hanno dimostrato essere correlate al consumo alimentare di formaggio fresco di pecora e di capra. Infatti, su alcune tavole dell’antica Ercolano, ancora imbandite al momento della tragedia, furono trovate piccole forme di formaggio caprino la cui analisi, eseguita nei laboratori di Chieti, ha permesso per la prima volta al mondo la documentazione proprio delle brucelle, i microorganismi causa della malattia umana, che erano straordinariamente perfettamente conservate. Una storia di contaminazione alimentare e di gravi conseguenze sanitarie sulla popolazione, scoperta», conclude il direttore, «dopo quasi duemila anni grazie alle moderne tecniche di indagine antropologica».

