IL MUSICISTA ASSASSINATO

CHIETI. «Una vagonata di musicisti per Fausto»: giovedì sera il locale Cueva Brigante a Porta Pescara ha voluto ricordare così, attraverso la musica e la condivisione, Fausto Di Marco. Un evento che...
CHIETI. «Una vagonata di musicisti per Fausto»: giovedì sera il locale Cueva Brigante a Porta Pescara ha voluto ricordare così, attraverso la musica e la condivisione, Fausto Di Marco. Un evento che ha visto la partecipazione di centinaia di giovani, cittadini, parenti, amici del quartiere Filippone dove Fausto è nato, tutti hanno portato qualcosa da mangiare e da condividere, come ha fatto il locale stesso. Non può mancare chi indossa ancora le magliette con scritto “Fausto Vive”, di fronte all’attività è appeso nuovamente lo striscione che vuole continuare a salutare il 39enne ucciso su via Pescara domenica 9 ottobre.
Che Fausto fosse amato da tanti è un qualcosa che in queste settimane continua ad essere dimostrato, nell’attività di Porta Pescara Di Marco aveva trascorso momenti di “pura condivisione” all’insegna dell’arte, della musica e dell’amicizia, quella che lo legava ai gestori della Cueva, Manuela Sticca e Alessandro Nardelli. Loro, con tanti artisti teatini e abruzzesi, hanno voluto lanciare la serata del ricordo, sono innumerevoli i brani che vengono rievocati e che a Fausto, di certo, sarebbero piaciuti davvero. E prima che la musica inizi, risalta agli occhi una foto di Di Marco appesa in alto durante la giornata di giovedì, su una parete esterna del locale. L’immagine di lui che si arrampica per spegnere il lampione accanto al quale ora sta la foto era stata rievocata, settimane fa, da un altro artista, Marco Machera: «Qualche giorno fa questa foto era riapparsa tra i ricordi qui su facebook. Settembre 2014, suonavo a Chieti con Julie Slick» diceva sui social Machera «quella sera con noi c’erano anche Tim Motzer alla chitarra e Dejha Ti, visual artist che curò le proiezioni dietro di noi durante il concerto». E poi quel lampione sopra il palco: «Rovinava l’effetto di ciò che veniva proiettato. Fausto, che subito dopo soprannominammo Spider Man, si arrampicò per spegnerlo».
L’immagine è lì, come un monito e un simbolo, mentre l’altra sera continuano incessanti gli abbracci e le dimostrazioni d’affetto fra gli amici. Generi musicali più disparati continuano a risuonare per quelle gradinate dove è stato posizionato il palco, come d’abitudine. Fino a quando, intorno a mezzanotte e trenta, arriva una pattuglia della polizia avvisata da qualche abitante per il volume troppo alto: è tardi, la musica deve finire.
Molti in quell’istante si sono chiesti perché sia avvenuta una cosa del genere in un momento così importante per la vita della comunità. E dopo una discussione con le forze dell’ordine dai toni del tutto civili, la musica si stoppa. Ma la condivisone prosegue: è il ricordo che non può essere fermato.
Edoardo Raimondi

