Il Pantalonificio scende in strada

Gissi, sit-in di un centinaio di lavoratori contro la chiusura della fabbrica: «Vogliamo garanzie»
GISSI. «Anche noi vogliamo garantire un futuro ai nostri figli. Non rubatecelo». I lavoratori del Pantalonificio d’Abruzzo del Gruppo Canali hanno riassunto speranze e aspettative su uno striscione sistemato davanti alla loro fabbrica chiusa. Novanta lavoratrici e sei colleghi maschi hanno dato vita ieri mattina ad un sit-in di protesta, seguito da un corteo che ha raggiunto la ex Golden Lady. Un percorso che non è stato scelto caso. «Dal simbolo della produttività, la Val Sinello è diventata l’emblema del Vastese dimenticato. Una terra che alla politica regionale non interessa più. La Val Sinello è diventato un cimitero che sta trascinando nell’agonia tutti i paesi dell’interno. I giovani vanno via e le donne non hanno più lavoro», hanno dichiarato le lavoratrici.
“Anche il Pantalonificio chiude? Altri 100 posti di lavoro che si perdono? A chi importa?”, recitava un altro striscione. La paventata desertificazione industriale è raccontata dai numeri. Mille posti di lavoro persi in pochi anni. «Il naufragio della Val Sinello è cominciato con lo svilimento dell’ospedale di Gissi. Quel provvedimento ha creato un effetto domino. Ha chiuso l’indotto dell’ospedale, gli operatori della zona sono diminuiti. Hanno cominciato a chiudere le piccole fabbriche e poi la Golden Lady. Impossibile la riconversione con strade ridotte a mulattiere e senza servizi», hanno dichiarato ieri alcune lavoratrici.
Al loro fianco solidale il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo, ma anche i colleghi di Cupello e Monteodorisio, Manuele Marcovecchio e Saverio Di Giacomo e i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Rucci (Cgil), Massimiliano Recinella (Cisl) e Claudio Musacchio (Uil). Più tardi a Gissi è arrivato il presidente del Consiglio comunale di Vasto, Giuseppe Forte. «Il sindaco Luciano Lapenna e l’assessore regionale Giovanni Lolli hanno sollecitato un incontro al ministero. Il summit ci sarà non appena il sottosegretario Antonio Giacomelli tornerà dal Giappone», ha fatto sapere Forte. Nè i lavoratori nè i sindacati però hanno gioito. Il tavolo romano non è per loro la panacea ai mali della Val Sinello. Per riprendersi l’area ha bisogno di attirare investimenti che possano produrre riconversione.
La Val Sinello ha bisogno di infrastrutture e attenzione. «Vogliamo fatti non promesse. Di promesse ne abbiamo sentite anche troppe. Oggi (ieri per chi legge, ndc) siamo qui per smuovere le coscienze a denunciare quello che ha prodotto la politica dell’ultimo decennio», hanno spiegato i lavoratori.
Al momento i 96 dipendenti del Pantalonificio d’Abruzzo sono rimasti senza lavoro. Legittima la loro amarezza. «La crisi si sta consumando sulla nostra pelle. Siamo delusi». Pare che il sottosegretario Giacomelli rientri a Roma oggi. Lolli ha assicurato che farà il possibile per incontrarlo entro la prossima settimana. «Fatti, non promesse», hanno ripetuto le lavoratrici affatto disposte ad arrendersi. (p.c.)
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