Il papà di Noemi: quali cure offre la Asl?

26 Agosto 2014

Lo sfogo di Sciarretta dopo il sequestro delle staminali: il ministero della salute non ci offre alternative

GUARDIAGRELE. La famiglia Sciarretta rimane a casa nel giorno che invece doveva essere il primo delle cure a base di cellule staminali. Gli Spedali civili di Brescia sono divenuti di colpo lontani dopo la luce che si era accesa il 14 agosto, quando il tribunale dell'Aquila intimava all'azienda ospedaliera bresciana di procedere finalmente con le infusioni secondo il metodo Stamina alla fine di una battaglia legale durata più di un anno. A cancellare per ora le speranze sulla possibile terapia a favore di Noemi, malata di Sma 1, era stato sabato scorso un provvedimento di sequestro di cellule e apparecchiature disposto dalla Procura di Torino su richiesta del pm Raffaele Guariniello, che indaga sulla Fondazione Stamina di Davide Vannoni e Marino Andolina, entrambi sotto inchiesta con altre 10 persone per associazione a delinquere. A casa Sciarretta in contrada Piana San Bartolomeo, trasformata in un mini ospedale per assistere la bimba di due anni e mezzo nel decorso degenerativo della atrofia muscolare spinale, il papà Andrea dà sfogo alla disperazione per il blitz della magistratura torinese. «Dobbiamo fare tutto da noi», racconta, «perché oltre al problema delle cure staminali c'è una quotidianità in cui siamo costretti a provvedere all'assistenza di Noemi in quanto non esiste una struttura sanitaria in tutto l'Abruzzo in grado di gestire una paziente come nostra figlia». E non ci sono soltanto le incombenze nelle quali Andrea e la moglie Tahereh sono divenuti giocoforza esperti in quasi due anni di tribolazioni. «In Abruzzo è poi scandaloso», annota il giovane papà, «che non si riesca nemmeno a finanziare il "Fondo per la non autosufficienza", somme che le regioni rendono disponibili per sostenere economicamente quelle famiglie che vivono in casa la tragedia di un familiare immobilizzato da malattie degenerative progressive, un'impresa che ha i suoi costi. Tutto questo ha anche altri risvolti», prosegue Andrea, «per esempio le nostre difficoltà a assolvere contemporaneamente all'assistenza di Noemi e ai nostri impegni lavorativi». Poi il papà di Noemi torna sulla vicenda giudiziaria che ha imposto lo stop alle infusioni di staminali a Brescia. «Hanno bloccato la terapia prima ancora che cominciasse, ma poi dal governo e dal ministero della Salute non ci offrono alcuna alternativa».

Verificheremo nel dettaglio la procedura e di sicuro ci metteremo dedizione personale e istituzionale poichè si tratta di una evidente situazione di dolore che le norme devono contemplare». Così il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, risponde all'appello di Andrea, il papà della piccola Noemi, la bimba di due anni di Guardiagrele (Chieti) affetta da Atrofia muscolare spinale (Sma1), il quale lamenta come non siano ancora stati assegnati loro i fondi per la non autosufficienza. (f.b.)