Il paradosso della discoteca venduta 2 volte

Miglianico. Il Divina va all’asta ma viene anche acquistato da un altro compratore con l’ok del notaio
MIGLIANICO. Era la discoteca più famosa del circondario, ma adesso del Divina di Miglianico resta solo una lunga scia di atti giudiziari. Il tribunale è chiamato a dirimere il paradosso della discoteca venduta due volte, con due procedure diverse ma contemporanee. Una volta l’immobile è stato venduto all’asta dallo stesso tribunale e un’altra volta è stato venduto dal proprietario, convito che il locale non poteva essere messo all’asta, con tanto di notaio che infatti ha accertato la regolarità della vendita. Il locale è stato venduto all’asta perché sarebbe stato pignorato, la seconda vendita, invece, è potuta avvenire proprio perché il pignoramento non ci sarebbe mai stato.
È su questo passaggio che insiste il proprietario dell’immobile, M.Z., che con il suo avvocato ha avviato una serie di esposti in tribunale, contro tutti i protagonisti della vicenda, esposti che al momento non hanno avuto risposta. Anche perché il nuovo presidente del tribunale di Chieti, Guido Campli, ha appena avviato una riorganizzazione interna degli uffici e al posto del giudice per le esecuzioni Marcello Cozzolino, che ha seguito la vicenda, c’è il nuovo giudice Enrico Colagreco.
Tutto parte da un debito del proprietario del Divina con una banca. A seguito del debito, nel 1993 viene avviata una procedura esecutiva immobiliare nei confronti di M.Z.. Il pignoramento inizia con una banca ma poi, a seguito dell’estinzione del credito verso la banca, il pignoramento viene rinnovato da parte di un secondo istituto di credito. Anche se il conservatore dei registri immobiliari, nutrendo dei dubbi, trascrive con riserva il rinnovo del pignoramento. La banca si oppone alla riserva davanti al tribunale e si arriva così al 2014 quando ottiene la trascrizione senza riserva. Secondo M.Z., però, sono ormai scaduti i termini, «perché la trascrizione doveva essere effettuata entro il 2013». E quindi il pignoramento non sarebbe più valido. A sancirlo ci sarebbe anche una dichiarazione dell’Agenzia delle Entrate. Ma M.Z., nonostante i ricorsi, non è riuscito mai a farsi ascoltare. Così la procedura è andata avanti e il delegato alla vendita, Gianni Di Battista, conclude il suo compito vendendo gli immobili, compreso il Divina. «Dopo il pagamento, però», riferisce M.Z., «il delegato si accorge di alcune criticità e riferisce tutto a Cozzolino. A questo punto il giudice nomina un consulente, Rosanna Giamberardino, a cui chiede di verificare lo stato dei beni e soprattutto di individuare quali erano o meno soggetti a pignoramento. Quest’ultima riferisce al giudice che nel frattempo il proprietario aveva venduto i beni». Con tanto di notaio che aveva accertato che la vendita era regolare perché il pignoramento era inesistente. (a.i.)

