Il patto fra D’Alfonso e Di Primio salva l’ex caserma Bucciante

31 Luglio 2014

L’assemblea in piazza Vico cancella l’ultimo ostacolo: l’Agenzia del Demanio avrà la Regione come interlocutore

CHIETI. Tra il dire e il fare c’è di mezzo un’assemblea pubblica in cui D’Alfonso s’impegna per Chieti. L’invito del sindaco, Umberto Di Primio, che coinvolge il presidente della Regione è, in realtà, un’eccezionale operazione che va oltre la politica. Due sere fa, in piazza Vico, il partito dei sindaci ha stretto un patto per Chieti, davanti a una platea numerosa e qualificata, per realizzare, non solo con annunci, la “Cittadella della cultura” nell’ex caserma Bucciante, alla Villa comunale. Il progetto è epocale.

Il costo stimato e proibitivo è di 8 milioni di euro ma il contenuto è ricco. La caserma dovrebbe accogliere il patrimonio di libri della De Meis, miseramente crollata ma anche il museo della storia della scienza e la tecnica dell’Università; lo sconfinato materiale dell’Archivio di Stato di via Ferri che custodisce anche gli atti del processo Matteotti; e poi una pinacoteca sia la Barbella, diventata d’extralusso per la Provincia, sia i capolavori di una nuova donazione del mecenate, Alfredo Paglione, tra cui spicca persino un Picasso. Infine e soprattutto la mediateca, stile quelle di Pesaro e Fermo, per proiettare la cultura teatina nel presente. Ma c’è un ostacolo dell’ultim’ora: una lettera con cui l’Agenzia del demanio mette fuorigioco il sindaco avvisandolo che, l’8 agosto, non consegnerà più al Comune ma a un altro ente, la Provincia, le chiavi dell’ex Bucciante. Provincia, assente all’assemblea pubblica, che tra un mese dovrà però passare il testimone alla Regione. Ma torniamo in piazza Vico.

Di Primio sa che per uscire da questa sorta di arrocco scacchistico deve stringere un patto con il diavolo. E D’Alfonso, la cui cultura democristiana lo spinge a smussare gli spigoli piuttosto che prenderli a martellate, accetta l’invito e fa una dichiarazione d’amore a Chieti davanti a Luigi Capasso, delegato del rettore; al professor Carlo Pozzi, eccezionale visionario di una Chieti ideale; ai giovani “smanettoni”, Daniele Petrocco e Igor Di Giovanni, dell’associazione Ideali che ha tastato il polso a mille teatini e, infine, a Giampiero Perrotti, maestro e cronista d’altri tempi, del comitato 8mila e 50 firme.

Parla di padre Valignano, il Marco Polo d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso; rievoca De Riseis che, nell’800, immaginò la città metropolitana Chieti-Pescara; annuncia inoltre che si «rivolgerà al diavolo ma non dirò chi è» per risanare il lungofiume Pescara allo Scalo, magari trasformando l’ex zuccherificio di via Piaggio in un grande parco sociale.

Infine accetta di essere attore protagonista dell’operazione Bucciante anticipando tempi e procedure («Faremo uno strappo» afferma testualmente). L’applauso della platea e il lungo sospiro di sollievo di Di Primio sono automatici. Il sindaco resetta la politica degli sgambetti, fatti e ricevuti, ringrazia pubblicamente il “suo diavolo” diventato acqua santa per Chieti e s’iscrive al partito dei sindaci. Rata fiat ma all’appello mancano 8 milioni di euro. Per Di Primio sarebbero come scalare l’Everest, per il diavolo sono noccioline.(l.c.)