«Il Pd è diviso, Di Giovanni si dimetta»

9 Luglio 2015

Marco Marino ufficializza la crisi del partito: a un mese dal ballottaggio non è stata analizzata la batosta della sconfitta

CHIETI. «I vertici cittadini del Pd sono inesistenti ed è arrivato il momento di azzerare tutto. Il segretario Di Giovanni avrebbe dovuto rassegnare le sue dimissioni già all’indomani della roboante sconfitta elettorale». Marco Marino, personaggio di spicco e di lungo corso del Pd teatino, è un fiume in piena. Lancia strali contro il segretario cittadino Filippo Di Giovanni all’indomani dell’ennesimo rinvio della direzione locale del Pd. Che si terrà sabato mattina dopo che la precedente convocazione per ieri pomeriggio alle 18 è stata annullata da Di Giovanni con un sms inviato intorno alla mezzanotte di martedì. «Sopraggiunti impedimenti personali di molti componenti del direttivo cittadino- spiega Di Giovanni- mi hanno costretto a rinviare la riunione di 48 ore». Ma la frittata, ormai, sembra fatta. Marco Marino, sconfitto alle primarie da Luigi Febo e fuori dal nuovo consiglio comunale, rompe il silenzio e segna, ufficialmente, la crisi interna al Partito democratico di Chieti. «Ora basta. Sono rimasto in silenzio per sei mesi per rispetto e per il mio senso di appartenenza al partito. La misura, però, adesso è colma. Non è possibile rimandare una direzione cittadina del partito a meno di 24 ore della stessa. E’ chiaro- tuona Marino- che si ha paura di essere contestati». Evidente il riferimento al segretario Di Giovanni additato di essere il principale responsabile della debacle elettorale del Pd alle ultime elezioni comunali. «Ha pensato solo a distribuire i suoi santini invece di fare» attacca Marino «il segretario di un partito che, a tanti, sembrava potesse avere la vittoria alle urne in tasca». Così non è stato ed è iniziata una sorta di silenziosa faida interna al Pd che, nelle ultime ore, ha subito una vertiginosa accelerata. Non a caso, nella giornata del primo consiglio comunale del “Di Primio bis”, il segretario Di Giovanni ha ricevuto una missiva, sottoforma di mail, da 15 iscritti e candidati alle ultime comunali. Tra i firmatari, oltre a Marino, c’erano, tra gli altri, Pierluigi Barone, segretario del circolo di Chieti alta, Luca Caratelli, Gabriele Salvatore, Alessandro Giardinelli e Giustino Zulli. Tutti hanno chiesto che il confronto post elettorale interno al Pd fosse allargato e non ristretto in un direttivo cittadino. Il segretario Di Giovanni ha ribadito che un partito strutturato deve confrontarsi in determinati organismi. Resta lo scontro aperto tra due frange ben distinte del Pd ciononostante, ieri mattina, alcuni dei firmatari della mail abbiano, a detta di Di Giovanni, negato il tutto. «La missiva c’è ed è stata condivisa anche dal sottoscritto- ribadisce Marino- in quanto c’è voglia di ripartire in un certo modo e da un progetto politico serio. E’ allucinante che un partito come il Pd, che ha chiuso per ultimo la sua lista alle comunali, non ancora analizzi la batosta elettorale a distanza di quasi un mese dal ballottaggio. Qualcosa del genere non si era mai visto prima». Un altro motivo di ruggine è la nomina del nuovo capogruppo del Pd in consiglio comunale. La logica vorrebbe che fosse Alessandro Marzoli, il più votato della lista e con alle spalle già un’ottima esperienza politica in Comune. Il ruolo, però, sarebbe ambito anche da Chiara Zappalorto, segretario provinciale del Pd, altra esponente di vertice del Partito democratico pronta a finire sulla graticola nella direzione cittadina di sabato. Quando Marino promette di togliersi più di un sassolino dalla scarpa. «Questo è poco ma sicuro. Il Pd- dice- deve voltare pagina per tornare ad essere protagonista in città e nel territorio».