Il peperone dolce muove l’economia del Sangro-Aventino

ALTINO. Dà sapore a piatti dolci e salati, è il tocco in più nelle ricette degli chef, come i fratelli Marco e Luca Caldora, e delle massaie altinesi. Ma è anche economia, patrimonio di un...
ALTINO. Dà sapore a piatti dolci e salati, è il tocco in più nelle ricette degli chef, come i fratelli Marco e Luca Caldora, e delle massaie altinesi. Ma è anche economia, patrimonio di un territorio che da Altino tocca zone di Casoli, Roccascalegna, Perano e Archi. In dieci anni ha fatto nascere nuove aziende produttrici (da due ora sono otto) e allargato le coltivazioni che da 30.000 piante ne accolgono quest’anno 250.000. Il peperone dolce di Altino torna protagonista della nona edizione del Palio delle contrade e Festival del peperone dolce, in programma venerdì 25 e sabato 26 agosto. Le massaie di otto contrade (Briccioli, Colli, Fonte Lama, Fronte e Mandrelle, Sant’Angelo, Selva, Scosse, Quart’ammonde) daranno sfogo alla fantasia basandosi però sulla tradizione, creando otto menu diversi a base di peperone dolce, per contendersi la piletta in legno, cesellata a mano da un artigiano locale. Un primo, un secondo con contorno e un dolce per ogni menu (15 euro) che i contradaioli serviranno nei vicoli del centro storico, tra canti e balli della tradizione, ai circa 8mila visitatori che ogni anno accorrono in paese. «Quest’anno ci sarà lo stand gluten free con gli chef Gianni Di Carlatonio e Antonella Barbella», spiega il presidente dell’Associazione di tutela del peperone dolce di Altino Sebastiano Scutti, «prepareranno un menu completo al peperone dolce di Altino con la pasta senza glutine. Poi ci sarà il mercatino della solidarietà: ospiteremo alcuni produttori di Amatrice, Campotosto, Arquata del Tronto e Cittareale, che venderanno pecorino, miele e norcineria». Ma il peperone è anche economia e se ne parlerà sabato 5 agosto nel convegno “Dalla microeconomia del Pda alla promozione di un sistema locale territoriale”. «È una riflessione sull’importanza di promuovere un sistema locale territoriale attorno al peperone», dice la vicepresidente Mariella Di Lallo, «la sua coltivazione è un esempio di buona microeconomia, un sistema virtuoso, anche se faticoso, da portare avanti». Dalla semina a febbraio, spiegata da Domenico D’Orazio, produttore del peperone, alle prime piantine ad aprile e al raccolto ad agosto, il frutto richiede cure. (t.d.r.)

