Il permesso premio dato al bandito rugbista

Atessa. Uno dei tre rapinatori della Bcc usava i nullaosta degli allenamenti per incontrare i complici
ATESSA. Uno è un detenuto con la passione per lo sport che gli frutta permessi premio. L’altro è agli arresti domiciliari ma, l’ultima volta lo scorso aprile, i carabinieri lo hanno fermato in auto mentre, insieme a un complice, si stava spostando fuori Roma probabilmente per compiere una rapina. Di starsene buoni a pagare per gli errori commessi sembra proprio non ne volessero sapere Mirko Aspergo, 38 anni, e Luciano Martelli, 75, i due romani finiti in carcere come presunti autori della rapina alla Bcc Sangro-Teatina di Piazzano il 24 ottobre 2018. Insieme a loro sono finiti nei guai il cugino di Mirko, Emanuele Aspergo, 37 anni, di Morlupo (Roma), proprietario della Volkswagen Golf che avrebbe recuperato i rapinatori dopo il colpo, agli arresti domiciliari col braccialetto elettronico; e Silvana Calia, 32 anni, originaria del Barese ma residente ad Atessa, ai domiciliari perché considerata la basista della banda.
PERMESSI PREMIO. Mirko Aspergo risulta da 11 anni in carcere a Rebibbia. Anni in cui a ridargli la libertà, anche se parzialmente, è stata la sua passione per lo sport. Da ragazzo sembra che giocasse a calcio, mentre da detenuto si diletta anche nella corsa: per due anni consecutivi, nel 2015 e 2016, ha vinto la gara non competitiva (3 chilometri) della manifestazione “Vivicittà Porte aperte nel carcere di Rebibbia”, la corsa podistica a cui partecipano atleti esterni e detenuti. Ultima passione quella per il rugby, che dallo scorso aprile ogni settimana lo porta fuori dalle mura di Rebibbia per allenarsi con una squadra di C2. Per questa sua attitudine il tribunale di sorveglianza gli concedeva permessi premio per motivi sportivi. È durante questi permessi per frequentare una polisportiva della Capitale che, secondo le indagini dei carabinieri di Atessa (l’operazione, non a caso, è stata denominata “Permesso”), Mirko Aspergo incontra gli altri componenti romani della banda e mette a segno la rapina alla Bcc di Piazzano.
DETENZIONE DOMICILIARE. Luciano Martelli, con precedenti per rapina, reati contro il patrimonio e la persona, era in regime di detenzione domiciliare, da cui però continuava a commettere reati. Lo scorso aprile, sei mesi dopo il colpo ad Atessa, il 75enne è stato arrestato dai carabinieri di Civitavecchia mentre andava a mettere a segno l’ennesima rapina. L’uomo è stato fermato con un altro romano, 55enne, finito anche nelle indagini di Atessa. Il Gip non ha ritenuto ci fossero gravi indizi di colpevolezza a suo carico, ma resta indagato. Per i carabinieri di Civitavecchia i due, a bordo di un’auto rubata, stavano andando a Tolfa, piccolo comune fuori Roma, per una rapina: in auto sono stati trovati una pistola, un taglierino, guanti, sciarpa e cappello. Le modalità assomigliano in tutto a quelle della rapina ad Atessa. Lo scorso ottobre, però, i banditi hanno varcato i confini regionali, spingendosi fino in Val di Sangro. E pensare che Martelli nel 1992 era finito in un’interrogazione parlamentare, presentata dal deputato del Partito liberale, Raffaele Costa, sull’efficacia della legge Gozzini, che ha introdotto permessi premio, detenzione domiciliare, lavoro esterno, semilibertà. «Martelli, nato a Tripoli e noto per reati quali rapina, violazione della legge sulle armi e stupefacenti», si legge nel testo, era stato «ammesso al regime di semilibertà, ma non era rientrato in istituto di pena al termine della giornata lavorativa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

