Il personale deve restituire 3,358 milioni all’università

Stipendi non dovuti, notificate le richieste esatte del dg a 366 lavoratori Assemblea affollata, i sindacati aggiornano l’incontro per organizzare la protesta
CHIETI. Non solo non hanno riavuto l’Ima (circa 300 euro al mese di indennità accessoria), non solo non si sa se e quando potranno riaverla, ma la novità è che adesso dovranno anche restituire svariate somme di denaro all’università. E non si tratta di poca roba, ma di quasi 3 milioni e mezzo di euro. Orizzonte sempre più fosco per i 366 dipendenti dell’università “d’Annunzio” ieri chiamati a raccolta dalle organizzazioni sindacali che dopo l’ultimo burrascoso incontro con il rettore Carmine Di Ilio hanno indetto un’assemblea generale. Si doveva parlare di Ima e decidere quali azioni di protesta intraprendere, ma dopo la lettera a firma di rettore e direttore generale arrivata il giorno prima, il problema principale è diventato quello dei soldi da ridare indietro. La lettera è stata spedita via mail il 29. Contiene una introduzione e cinque allegati con pagine e pagine di relazioni molto tecniche. Il dettaglio fondamentale si trova in fondo all’ultima pagina dell’ultimo allegato. C’è scritto che “secondo quanto esposto in premessa, ne consegue che la cifra sottoposta a valutazione ai fini di un eventuale recupero è di 3.358.545,56 euro. Si informa infine che questa Amministrazione provvederà a recuperare quanto dovuto in ordine alle somme erogabili non riconducibili ad alcuna previsione contrattuale, richiedendone la restituzione direttamente alle persone che ne hanno goduto”. Ciò significa che all’indirizzo di quei dipendenti che avrebbero percepito salari in eccesso (cosa tutta ancora da dimostrare) arriveranno richieste di restituzione di tali somme, fino ad arrivare al totale di circa 3.300.000 euro. A nulla pare possa valere l’obiezione sollevata in assemblea secondo cui i lavoratori in buona fede avrebbero accettato somme in più. Se il vertice universitario ha intenzione di andare avanti su questa strada, sembra che la buona fede con cui il dipendente ha preso lo stipendio che gli veniva calcolato dalla stessa università, senza ricalcolare tutte le cifre iscritte in busta paga, possa non contare nulla. E d’altronde ai 28 collaboratori ed esperti linguistici (cel) sono già arrivate le richieste di pagamento, che vanno dagli 85 mila ai 92 mila euro a testa. La vicenda dei cel fece all’epoca molto scalpore, ma non si pensava che ora potesse toccare anche al resto dei dipendenti dell’ateneo teatino-pescarese. La lettera del rettore e direttore generale arriva a questa conclusione partendo dall’accordo del 29 luglio per tornare ad erogare l’Ima. Di Ilio e il dg Filippo Del Vecchio ripercorrono l’iter della vicenda, sin da quando, l’11 agosto scorso, i revisori dei conti sollevarono rilievi chiedendo precisazioni. L’ateneo aveva risposto ai revisori il 15 settembre con una relazione tecnico-finanziaria di 30 pagine che avrebbe dovuto sgombrare ogni dubbio. Ma nella giornata del 29 il collegio è tornato ancora a sollevare rilievi, chiedendo l’ammontare delle cifre che sarebbero state erogate in eccesso. Rispondendo ai revisori si è arrivati ai 3 milioni e 300 mila euro. I sindacati (Maria Lidia Di Biase e Marita Agnifili Flc Cgil, Goffredo De Carolis Csa-Cisal, Luicia Mazzoccone Cisl, Valentino Barattucci Uil Rua, e Luigi Fusella, Annamaria Imperio, Sophie Lheureux, Assunta Centritto, Lorella De Lellis della rsu, assenti gli esponenti di Cisapuni) hanno deciso di indire una nuova assemblea tra 15 giorni, ma la proposta di De Carolis di partire immediatamente con la protesta ha fatto scattare subito l’applauso.

