Il piano D’Alfonso fallisce E Febbo sfotte con gli sms

13 Giugno 2014

Per Monaco e Di Paolo la Regione (non) è facile. Cola a picco anche Chieti 3.1 Il centrodestra si “vendica” e prende in giro i transfughi. E il Pd? Già tutto deciso

CHIETI. No, la Regione non è facile. Alessio Monaco infatti è costretto al ricorso per occupare la poltrona mentre Bruno Di Paolo non l’ha neppure sfiorata. E il gruppo Chieti 3.1 è come un cavallo di Troia azzoppato prima ancora di partire. Domenico Di Fabrizio ha già mollato gli ormeggi ed Enzo Ginefra che resta solo con Silvio Tavoletta per far cadere i troiani, cioè Umberto Di Priamo, pardon Di Primio, dall’interno delle mura del centrodestra. Il bilancio in chiave teatina delle elezioni ci dice che a vincere è stato solo D’Alfonso. E che lo ha fatto con la tecnica della mantide religiosa, o dell’“usa e getta”, incassando dagli ex centrodestra Tir di voti soffiati agli avversari.

Due piccioni (Monaco e Di Paolo) presi e impallinati con una fava? Oddio, Monaco è nel limbo perché il ricorso, dicono, gli darà ragione. Ma ormai la frittata è fatta, come diceva ieri una contadina di Ripa al mercato di piazza Malta davanti al cestino delle uova rovesciato. É fatta perché il piano D’Alfonso è già fallito con un effetto a catena. Monaco, in città, ha superato di poco quota 600, lui che come sponsor ha Di Fabrizio, il più votato alle amministrative vinte da Di Primio. Ma del padrino ha raccolto poco più dei due terzi dei voti: una debacle con lavata di capo, rigorosamente dietro le quinte, per Ginefra, partito a razzo ma... D’Alfonso li aveva abbracciati, come una mantide, prospettando loro un piano d’attacco che, in due mosse, avrebbe espugnato Palazzo d’Achille con un cavallo di Troia, appunto. Sulla scia del pieno di voti e poltrone della lista civica Regione Facile, il neogruppo comunale Chieti 3.1 avrebbe, entro giugno e in quattro e quattr’otto, fatto fuori il sindaco venuto da Ripa, come la contadina delle uova.

Ma il risveglio dopo i sogni è diverso: Monaco si ritrova a risalire la corrente come fa il salmone e Di Paolo non avrà neppure uno sgabello su cui sedersi, in attesa delle prossime comunali, perché, per norma statutaria, nessun candidato può essere inserito in enti strumentali nei due anni successivi al voto. Passiamo a Di Fabrizio che ha subito capito l’aria che tira ed ha lasciato Ginefra passando al gruppo misto. Tutto questo comporta tre effetti. Due sono immediati come gli sfottò di Mauro Febbo.

«Complimenti per il risultato», decine se non centinaia di sms sono partiti ieri dal cellulare del “tradito” Febbo, con destinazione “traditori”, Monaco, Ginefra e tutti quelli che hanno messo le corna al partito di Berlusconi per salire sul carro del vincitore D’Alfonso. Il secondo effetto è il sospiro di sollievo che qualcuno racconta di aver sentito fare al sindaco Di Primio, arroccato però nella sua Chieti politicamente isolata da Pescara, L’Aquila e dalla regione dalfonsiana. E siccome un asse Chieti-Teramo non porta da nessuna parte non gli rimane che resistere come quei partigiani che si scorda di rievocare. Ma torniamo al sospiro.

Di Primio lo ha emanato alla notizia della fuga di Di Fabrizio da quella testa di ponte che chiamavano Chieti 3.1. Ma ne fa anche un terzo di sospiri guardando gli avversari del Pd e alle elezioni del 2015, perché ora per questi ultimi sarà una partenza alla pari senza l’aiuto dei transfughi di dalfonsiana memoria. Ma il Pd risponde giocando d’anticipo. Come? Fonti informate dicono che il candidato anti-Di Primio c’è già. Legnini ha deciso.