Il pm contabile sul dissesto del Comune: «Da sindaci e assessori condotte dolose»

Ecco le contestazioni a Ferrara, Della Penna e ai loro predecessori Di Primio e Luise: «Inescusabile negligenza e imperizia Sono da considerare inattendibili i bilanci di previsione, i rendiconti consuntivi dei vari anni e il piano di riequilibrio»
CHIETI. «L’avere ignorato e sottovalutato i molteplici segnali di sofferenza finanziaria e contabile è sintomatico di un’inescusabile negligenza e imperizia nello svolgimento delle proprie funzioni e consente di configurare la condotta del sindaco e dell’assessore al bilancio come dolosa o almeno gravemente colposa». È la pesantissima accusa che la procura regionale della Corte dei conti muove nei confronti del primo cittadino Diego Ferrara e della rappresentante della giunta Tiziana Della Penna, nonché dei loro predecessori Umberto Di Primio e Valentina Luise.
«Nulla è stato fatto», scrive il sostituto procuratore Maria Ciani, «per porre fine a una gestione contabile non sana, che ha minato dalle fondamenta la complessiva attendibilità dei bilanci, dei rendiconti, della situazione finanziaria dell’ente e, da ultimo, del piano di riequilibrio finanziario proposto». Ecco perché, sempre per l’accusa, i quattro amministratori pubblici hanno provocato un danno erariale e vanno condannati non solo a una sanzione pecuniaria (88.000 euro Di Primio, 84.750 euro Ferrara, 50.000 euro Luise e 40.500 euro Della Penna) ma anche all’interdizione dalla funzione per la durata di dieci anni. Gli indagati hanno trenta giorni di tempo, dal momento della notifica, per presentare le controdeduzioni e respingere gli addebiti. La decisione spetterà al giudice Paola Del Giudice, che ha fissato l’udienza al prossimo 17 settembre.
«In particolare», entra nel dettaglio la procura regionale, «la cronica mancanza di liquidità e il conseguente ricorso sistematico all’anticipazione di tesoreria, la consistente massa di debiti fuori bilancio e di passività potenziali legate al contenzioso, la cronica difficoltà di riscossione delle entrate proprie e dei residui attivi hanno contribuito a rendere sostanzialmente inattendibili, sotto il profilo della rispondenza della gestione alle risorse effettivamente disponibili del Comune, i documenti contabili (bilanci di previsione e rendiconti consuntivi dei vari anni e lo stesso piano di riequilibrio finanziario proposto) approvati dall’ente, comportando, di conseguenza, la realizzazione delle condizioni che hanno implicato l’obbligo di deliberare lo stato di dissesto finanziario dell’ente».
In concreto: «L’esistenza delle descritte criticità, che potevano essere ben note agli amministratori comunali solo usando l’ordinaria diligenza, avrebbe dovuto indurre questi ultimi ad adottare le misure correttive più adeguate al fine di ridimensionare, se non addirittura eliminare, le cause delle difficoltà finanziarie, che hanno afflitto l’ente negli anni, fino alla dichiarazione di dissesto. L’inerzia serbata e la proposizione di un piano assolutamente non sostenibile e congruo costituiscono senz’altro elemento sul quale fondare il riconoscimento del contributo offerto con condotte dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario».
I componenti del collegio dei revisori dei conti che si sono avvicendati dal 2015 al 10 dicembre 2021 sono accusati di «aver violato i propri doveri, discostandosi notevolmente dal minimo di diligenza richiesto loro in qualità di professionisti, nonostante l’evidente e nota situazione di grave squilibrio finanziario del Comune, così dimostrando la massima noncuranza per le sorti dell’ente». Da qui, la richiesta di condanna alla sanzione pecuniaria (Ilaria Valentini 30.000 euro, Maria Domenica Di Carlo ed Enza Di Domenico 17.000 euro, Angelo Palombizio 48.000 euro, Alfonso Di Sabatino Martina e Luciana Cunicella 32.000 euro, Andrea Ruggieri 9.500 euro, Dario Di Donantonio e Giovanni Ciafrè 6.500 euro), nonché «l’applicazione dell’interdizione dalla funzione per la durata di dieci anni dalla sentenza».
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