Il prefetto ai giovani: «Sempre la mascherina»

7 Ottobre 2020

Forgione alla cerimonia in ricordo dei lancianesi che si sono ribellati ai tedeschi Lo scrittore Rapino: la storia di quei ragazzi ci rende orgogliosi, tramandiamola

LANCIANO . È orfana, causa Covid, dei canti dei bambini e della presenza degli studenti più grandi. Ma non è meno intensa la cerimonia che ricorda gli Eroi Ottobrini, giovani lancianesi che si sono ribellati all’oppressione dei tedeschi. Dal sindaco al prefetto il pensiero è per i giovani d’oggi che, senza comprendere l’importanza della memoria, rischiano di perdersi. Lo dice chiaramente il nuovo prefetto di Chieti, Armando Forgione, alla sua prima commemorazione della rivolta lancianese del 5 e 6 ottobre 1943. «I giovani sono i primi a non rispettare le regole», ammonisce il prefetto riferendosi alla stretta anti-Covid su scuole e movida decisa appena 24 ore prima, «anche le più banali, come indossare la mascherina, lavarsi le mani, mantenere il distanziamento. E questo perché manca qualcosa nel substrato della loro cultura, manca la memoria. Le regole per essere rispettate vanno comprese e per essere comprese bisogna che ci sia qualcosa nella testa. Ma se i modelli di oggi non sono quelli che ricordiamo qui a Lanciano, bensì quelli offerti da internet e tv, sono preoccupato. Per ricordare i martiri lancianesi», conclude Forgione, «non possiamo limitarci ad oggi: tutti i giorni, ognuno nel suo piccolo, deve dirigere verso i giovani le attenzioni maggiori».
Molti di quei giovani, tanto invocati dinanzi al sacrario dei Martiri Ottobrini, ieri hanno scelto di saltare la scuola. Era usanza anche in passato, ma proprio allo scopo di partecipare alla cerimonia del 6 ottobre, non sempre aperta a tutti. Ieri, invece, molti ragazzi hanno preferito bighellonare nella zona dei Viali, creando anche assembramenti. «Tutto quello che ricordiamo e celebriamo non è fine a sé stesso», dice la presidente dell’Anpi Lanciano, Maria Saveria Borrelli, cui è toccato il compito di pensare a una cerimonia diversa in tempo di Covid, «è memoria viva che deve pulsare nel cuore, negli occhi, nelle mani e nei piedi delle nostre giovani generazioni, altrimenti avremo fallito». A supplire alla presenza gioiosa dei bambini ci provano il gruppo “Terre del Sud” e il brano sugli Eroi Ottobrini tratto da “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”, il libro di Remo Rapino vincitore del Premio Campiello, interpretato dall’attore Gabriele Tinari. «È il capitolo a cui tengo di più», rivela lo scrittore, «perché in molte presentazioni in giro per l’Italia, in tanti hanno riconosciuto Lanciano dalla storia degli Eroi Ottobrini. Questo mi ha reso più orgoglioso di appartenere a questa comunità. E poi perché è basato sui racconti di mio padre, che era orgoglioso di essere lancianese, italiano e antifascista».
Schierate attorno al sacrario dei Martiri ci sono le associazioni combattentistiche e le autorità militari, dal questore Annino Gargano ai comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, i colonnelli Alceo Greco e Serafino Fiore, il maggiore Vincenzo Orlando, il vice questore Lucia D’Agostino, il capitano Alessandro Spada della guardia di finanza, i comandanti della polizia municipale, Guglielmo Levante, e di quella penitenziaria, Gino Di Nella. «Sono loro a ricordarci chi giornalmente combatte la battaglia contro illegalità e corruzione», dice il sindaco Mario Pupillo, al suo ultimo 6 ottobre con la fascia tricolore, «noi oggi siamo qui perché le vogliamo combattere con la nostra Costituzione, questa è la memoria che vogliamo trasmettere. Questa battaglia non si combatte solo nelle ricorrenze, ma nella nostra coscienza. Questi giovani non sono stati eroi per caso, hanno costruito e pensato, sapendo di combattere una battaglia insostenibile».