Il prefetto sulle aggressioni: «Ragazzi immaturi e violenti Ora le famiglie collaborino»

Della Cioppa interviene dopo le botte a due 21enni con la maglia del Pescara: «Nessuna emergenza, si tratta di episodi circoscritti ma da non sottovalutare»
CHIETI. Prefetto Mario Della Cioppa, c’è un problema di violenza urbana a Chieti? Tanti episodi in pochi mesi: baby gang, atti vandalici anche nelle chiese, ragazzini aggrediti alla villa comunale con tanto di video pubblicati sui social network, l’accoltellamento in piazza San Giustino, ora i due 21enni aggrediti nel cuore di Chieti Scalo perché uno di loro indossava una maglia del Pescara calcio: un’escalation preoccupante.
«La prefettura e le forze di polizia, in stretto contatto con i sindaci, che oltre ad amministrare il territorio sono importanti antenne pronte a veicolare e sollecitare interventi ogni qualvolta sia necessario, sono costantemente vigili a interpretare ogni segnale che possa incidere sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. La stampa è anch’essa fondamentale a cogliere questi segnali e a rappresentarli, permettendo di completare il quadro generale che consente di misurare anche la percezione della sicurezza da parte collettività, a prescindere dai freddi dati statistici relativi alla delittuosità».
Dai dati cosa emerge?
«Le analisi periodicamente effettuate anche in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica non hanno rilevato un aggravamento dello stato della sicurezza sia a Chieti che in provincia. Ma ciò non toglie che la percezione della gente possa invece non essere corrispondente perché, talvolta, risente anche del grado di pervasività che uno specifico evento delittuoso provoca, consegnando, quindi, una preoccupazione maggiore che non va sottovalutata e sulla quale comunque va orientata un’azione definita come, per esempio, possono essere la prossimità delle istituzioni, vicinanza, tempestività di intervento, soddisfazione del rapporto con le forze di polizia. Dunque, pur non parlando di emergenza, certamente dobbiamo non sottovalutare il dato per individuare la migliore forma di contrasto anche per consegnare alla collettività la necessaria percezione di sicurezza».
Quanto è elevato e inquietante il senso di impunità di un gruppo di ragazzi, probabilmente appartenenti alla tifoseria organizzata del Chieti, che non si è fatto scrupoli a entrare in un bar della strada principale dello Scalo rendendosi protagonista di una vera e propria spedizione punitiva?
«Sicuramente è una componente che caratterizza il comportamento di quei giovani che si rendono protagonisti di questi episodi, non disgiunto a una immaturità di fondo che li riguarda. Ma per fortuna ci sono tantissimi altri giovani che invece presentano alti profili di qualità che lasciano ben sperare. La questura sta svolgendo accertamenti per inquadrare il fatto e capire se si tratta di soggetti legati al mondo della tifoseria violenta».
Non è la prima volta che il campanilismo deraglia in episodi di violenza. Se si considerano solo gli ultimi mesi, a giugno un’ordinanza del tribunale di Chieti ha certificato che un gruppo di ragazzi si è reso autore di più aggressioni allo Scalo ai danni di coetanei perché – è scritto testualmente nel provvedimento – «riconosciuti come pescaresi e, in quanto tali, “indesiderati”»; nel giorno di Ferragosto, a Francavilla, è scoppiata una maxi rissa in uno stabilimento balneare dopo che un ragazzo ha preso il microfono di un dj e ha gridato insulti contro la città di Chieti. Come interpreta questi episodi?
«Si tratta di episodi confinati all’interno di una problematicità di questi soggetti, alla loro immaturità e indole violenta nei cui riguardi, sono certo, le autorità di polizia e giudiziaria adotteranno misure adeguate e proporzionate ai loro atti».
La risposta di carabinieri e polizia è stata sempre immediata, ma è sufficiente l'azione repressiva, seppur efficace? Quanto è diventato urgente intervenire sempre di più a livello sociale, con campagne nelle scuole?
«Il lavoro delle forze di polizia è davvero straordinario, ma lasciatemi dire che lo è non solo per questo aspetto, lo è in generale su tutti i fronti. Il decreto legge contro la criminalità giovanile emanato dal governo fornisce sicuramente strumenti maggiori rispetto al passato che le forze di polizia e la magistratura minorile potranno applicare non disgiunta alla sempre presente e necessaria “educazione al sociale” che accompagnerà il reinserimento dei giovanissimi responsabili dei gravi reati. Alla collettività è necessario fornire la massima attenzione per ogni aspetto, richiedendo anche alla stessa di compartecipare alla costruzione di un sistema di sicurezza in cui anche i cittadini devono essere parte attiva e integrata attraverso l’assunzione di comportamenti responsabili e fornendo massima collaborazione alle istituzioni senza mai girarsi dall’altra parte».
Come incidere sul ruolo delle famiglie?
«Certamente la famiglia e la scuola sono determinanti nella realizzazione di quella coscienza sociale che deve crescere all’interno della psiche dei giovani. Lo sono sempre stati e su questo aspetto vanno operati controlli rigorosi affinché non si assista a forme elusive dell’obbligo scolastico. Nella mia esperienza di questore, in un quartiere molto complesso di una grande città metropolitana in cui ho svolto il mio servizio, l’aspetto legato ai controlli sul rispetto dell’obbligo scolastico fu una delle caratteristiche dell’azione che si ritenne di realizzare, proprio perché era stato rilevato che moltissimi minorenni responsabili di reato non frequentavano la scuola determinando quel corto circuito valoriale che era la causa della mancanza di quel salto culturale che rappresenta un importante strumento di prevenzione».
Da nove mesi è prefetto di Chieti: che idea si è fatto complessivamente del territorio sotto il profilo della sicurezza?
«Il tempo trascorso finora in questa provincia ha riscontrato esattamente ciò che pensavo. Di fatto è un Abruzzo che conosco bene perché qui ho trascorso una parte significativa della mia carriera. Inoltre, l’esperienza da questore, in ben sette province italiane (Alessandria, Ascoli Piceno, Fermo, Foggia, Barletta-Andria-Trani, Catania e Roma), mi consente di poter avere un termine comparativo importante da cui traggo che il “nostro” Abruzzo è una buona terra, di straordinaria bellezza, proiettata in molteplici aspetti, con bella gente, e che occorre preservare fornendo la massima attenzione, anche sulla sicurezza e sul sociale, senza distrazione alcuna, anche perché, come ebbi già a dire, l’idea di un’isola felice in genere contrasta con la realtà ed è solo immaginaria. Questo è stato, fin da subito, il mio obiettivo per la provincia di Chieti, sviluppando tutte le linee di azione del mio mandato delle quali avevo anche riferito alla stampa nel dicembre scorso all’atto del mio insediamento e che ricomprendevano, in particolare, il potenziamento del controllo del territorio, specie sul versante vastese, e l’analisi preventiva sulle infiltrazioni delle varie forme di criminalità nel nostro territorio con la costituzione della task force interforze che è nel pieno del lavoro».

