Il preside Rosato adesso è libero ma non può tornare a scuola

5 Febbraio 2021

Il docente, sotto processo, lascia gli arresti domiciliari dopo oltre 7 mesi per la scadenza dei termini Resta valida la sospensione dal lavoro perché il giudice gli applica la misura dell’obbligo di firma

CHIETI. Il preside Marcello Rosato lascia gli arresti domiciliari dopo 230 giorni, ma non può tornare a scuola. È un uomo libero, da ieri mattina, il docente lancianese di 48 anni sotto processo a Chieti con l’accusa di aver fatto «ripetutamente» sesso con uno studente ancora minorenne «abusando dei poteri connessi alla sua funzione». Sono infatti in scadenza i termini di custodia detentiva previsti in questa fase. Ma il tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, giudice a latere Giulia Colangeli e Chiara Di Gerio), su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani, ha deciso di applicare nei confronti di Rosato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: significa che, ogni giorno, dovrà andare a firmare in commissariato. La logica conseguenza è che resta in piedi la sospensione dal servizio decisa dall’Ufficio scolastico regionale, un provvedimento legato alla durata della misura cautelare. Per adesso, dunque, il preside – all’epoca dei fatti contestati alla guida di un istituto superiore di Ortona – dovrà rimanere lontano dalla cattedra.
Per il processo si tornerà in aula il 6 luglio, quando verranno ascoltati i testimoni della difesa e arriverà la sentenza. Nell’ultima udienza, che è si tenuta tre giorni fa, c’è stato un colpo di scena. Un ex studente, ascoltato come testimone, ha infatti mosso nuove accuse nei confronti di Rosato. «Durante l’anno scolastico 2012-13», sono state le parole del ragazzo, «Rosato mi baciò in macchina». La procura di Chieti, come affermato in udienza dal pm Lucia Anna Campo, ha riaperto il fascicolo relativo a questo episodio. L’inchiesta finì in archivio perché, all’epoca, la presunta parte offesa non confermò. Più recentemente, ascoltato in questura, l’ex studente aveva invece verbalizzato parte delle presunte avance a sfondo sessuale. E martedì, dal banco dei testimoni, ha fornito nuovi dettagli: «Non li ho detti prima perché, quando sono andato a deporre alla polizia, non mi sentivo più di tanto di affrontare quel discorso».
In tribunale, sempre tre giorni fa, ha parlato anche la vittima, ora 21enne, confermando tutto e riferendo di una decina di incontri a sfondo sessuale avuti con Rosato sia all’interno dell’ufficio di presidenza che nella sua casa al mare di San Vito Chietino. «Sono tutto un fuoco, mi manchi», scriveva Rosato alla vittima, stando alla testimonianza di una delle docenti. «Eravamo all’estero per l’Erasmus», ha sottolineato l’insegnante, «e il preside tempestava di messaggi il ragazzo, dalla mattina fino a mezzanotte. Facevamo fatica persino a concentrarci: il suo telefono squillava di continuo». Rosato respinge con forza tutte le accuse. Il suo difensore, Alessandro Troilo, ha commentato: «Da parte di testimoni importanti ci sono state non delle semplici imprecisioni, ma grosse incongruenze che pesano come macigni. La professoressa che, a suo dire, ricevette le confidenze del ragazzo colloca gli episodi a un anno di distanza. La stessa vittima si è contraddetta più volte e non è stata in grado di descrivere accuratamente la casa di San Vito».
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