Il progetto per l’ospedale: area Covid e nuovi reparti

Mancano 9 giorni alla presentazione delle proposte della Regione per il San Camillo Ecco le indiscrezioni sul futuro: percorsi separati e ritorno degli ambulatori
ATESSA. Mancano appena nove giorni alla decisione della Regione sul futuro dell’ospedale San Camillo, nove giorni per presentare le proposte al governo. Filtrano indiscrezioni, anche se le bocche sono cucite: il San Camillo sarà designato come ospedale Covid e, contestualmente, saranno garantite tutte le funzioni ospedaliere anche nel periodo di emergenza coronavirus. Questa trasformazione è basata sull’articolo 2 del decreto legge Rilancio Italia sul riordino della rete ospedaliera in epoca Covid, decreto che prevede investimenti, a livello nazionale, per 55miliardi di euro per l’assistenza territoriale. Una pioggia di soldi che dovrebbe essere riversata anche su Atessa.
Un ospedale Covid a tutti gli effetti presuppone i reparti di rianimazione e terapia intensiva dotati, e qui si sta ancora lavorando, di personale medico e infermieristico specializzati. A questo punto saranno previsti due percorsi separati e distinti (anche con delle modifiche strutturali) per ospitare gli altri reparti ospedalieri, ambulatori, servizi. Una realtà ospedaliera con radiologia, analisi, pronto soccorso, medicina e area chirurgica. Il doppio percorso prevede anche la presenza di tutte le attività del distretto sanitario di base del poliambulatorio e delle attività diagnostiche oggi trasferite. Tutto il progetto sarà reso noto nei prossimi giorni dai vertici della Regione e della Asl.
Intanto ad Atessa continua, sempre sull’ospedale, la polemica tra forze politiche, civiche e associazioni. Non si è fatta attendere la risposta del comitato spontaneo in difesa del territorio allo scambio di accuse tra lo stesso comitato e Progetto Atessa, forza politica presente con un consigliere di minoranza in consiglio comunale. «Il nostro è un comitato civico popolare e soprattutto trasversale», afferma in una nota il comitato in difesa del territorio rivolgendosi a Progetto Atessa, «si compone di oltre 30 persone (e le adesioni aumentano a differenza vostra che perdete pezzi) con le più disparate idee politiche, idee che hanno saputo mettere da parte. Il comitato ha fatto in realtà quello che Progetto Atessa, non è stato in grado di fare: mettere da parte gli “interessi” in nome del bene comune. Noi, a differenza di Progetto Atessa», conclude il comitato, «sull’ospedale non abbiamo mai cambiato né idea, né strada tant’è che lo slogan è sempre lo stesso: “Sinistra-destra, l’ospedale resta”».

