Il Pronto soccorso scoppia «Sette ore per fare la Tac»

Pazienti esasperati al Renzetti: lunghe attese in spazi angusti e zero privacy Ma il personale fa i conti con tanti “codici rossi” in arrivo da tutto il comprensorio
LANCIANO. Decine di pazienti divisi tra osservazione breve, sala d’attesa, dove le sedie a rotelle si toccano pur di starci tutte, e corridoio. Zero privacy. Personale che fa i salti mortali districandosi tra casi più disparati, richieste di utenti non sempre tolleranti e spazi angusti. Il Pronto soccorso del Renzetti scoppia. Molti i codici rossi. I numeri sono da record: 45.000 accessi nell’ultimo anno, ma le persone vengono accolte in spazi ristretti a causa dei lavori infiniti nella parte da ristrutturare del reparto e portano anche a ritardi inevitabili, ore di attesa, anche solo per le dimissioni. «Non è possibile: ho atteso tre ore il foglio delle dimissioni», dice F.R., che alle 15 ha finito le sue visite e le terapie e ha aspettato fino alle 18 il via libera per tornare a casa.
Stessa sorte di altri pazienti che hanno atteso ore per essere dimessi. Questo perché i medici erano impegnati con i codici rossi (attribuiti alle persone in pericolo di vita) che ovviamente hanno la precedenza. Il problema è che quasi ogni giorno si arriva a 70-80 pazienti, molti in codice rosso essendo il Pronto soccorso di riferimento di tutto il comprensorio (circa 150.000 utenti). Ma il personale è poco, mancano medici e infermieri, tanto che quelli che ci sono fanno sempre gli straordinari. Poi c’è il problema degli spazi. In primis in sala di attesa. Stanno insieme anche 10-12 carrozzelle. Stipati con ordine, ma con ogni genere di problema ed età. C’è chi arriva per una colica, chi per un problema circolatorio. Tre anziane, cadute e doloranti, sono in attesa dei raggi, chi al polso, chi alla spalla o a un piede. Ci sono pazienti che arrivano a Lanciano da Casoli, Torricella, Atessa.
«Sto aspettando di fare i raggi alla spalla da due ore», racconta una donna di Lanciano, «sono caduta in casa. Ogni volta che sembra tocchi a me c’è un’emergenza». Prima del suo turno, infatti, arriva un ragazzino che giocando in casa con il fratellino è caduto, ha battuto la testa e rimesso. Fa la visita subito ma anche lui poi resta in attesa della Tac. «Sono stato in Pronto soccorso sette ore per farne una», racconta la sua esperienza C.S., «sono entrato in codice giallo alle 13, dopo il consulto neurologico fatto subito. Mi hanno chiamato alle 18,30 per l’esame e le risposte le ho avute alle 20. Solo allora sono riuscito a tornare a casa. Durante l’attesa la sala si era riempita di carrozzelle».
Il personale fa miracoli nel reparto diretto da Antonio Caporrella (che si occupa anche del Punto di primo intervento di Casoli e del Pronto soccorso di Atessa ed è direttore del dipartimento di Emergenza–urgenza dell’intera Asl). Egli stesso è in prima linea accanto ai medici per soccorrere le persone, fare diagnosi, smistare pazienti. Infermieri ausiliari corrono facendo anche attenzione a non cadere visto che nella parte nuova il pavimento è sollevato e si rischia di inciampare. Una indecenza per un locale nuovo costato oltre un milione di euro.
Per poter respirare, dare privacy ai pazienti e permettere al personale di lavorare meglio, si attende l’apertura della nuova ala dove i lavori sono in corso da quasi due anni e forse finiscono a maggio. «Hanno chiuso i Pronto soccorso limitrofi senza accertarsi se quello di Lanciano, che era in ristrutturazione, era pronto ad accogliere tutti», commenta Aldo Cerulli, segretario regionale di Cittadinanzattiva, «anziché fare inaugurazioni ed elencare eccellenze l’assessore Silvio Paolucci faccia un giro negli ospedali. Alla luce della chiusura, forse anche giusta secondo i parametri nazionali, di alcuni Pronto soccorso, avrebbe dovuto vedere se a Lanciano, dove afferiscono pazienti dalla montagna e dalla costa, dove arrivano i codici rossi della zona, erano finiti i lavori. Ora dovrebbe almeno sollecitare la Asl e la ditta incaricata dei lavori perché accelerino i tempi. Il personale, come verificato, è eccellente, ma i locali sono pochi e vanno a discapito dei pazienti e dello stesso personale».
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