Il questore Montaruli: «Incontrerò i cittadini un giorno a settimana»

Dalla lotta alle infiltrazioni mafiose fino all’emergenza femminicidi: «Va aumentata la sensibilità per interpretare ogni piccolo segnale»
CHIETI. «Mi piacerebbe che aumentasse la fiducia della popolazione nei confronti della Polizia di Stato. Dedicherò un pomeriggio a settimana, il mercoledì, per incontrare i cittadini di Chieti e provincia». Il nuovo questore Aurelio Montaruli, 58 anni, nato a Roma da genitori pugliesi, apre la sua avvenuta in Abruzzo lanciando – nel giorno dell’insediamento al secondo piano degli uffici di piazza Umberto I – un’iniziativa senza precedenti, almeno per quanto riguarda il capoluogo teatino.
Questore, come spiega questa decisione?
«Il mio auspicio è che tutta la cittadinanza, non solo di Chieti ma di tutti i 104 comuni della provincia, riponga in noi massima fiducia. Il nostro motto è: “Tra la gente, esserci sempre”. E questo non deve rimanere un motto: deve diventare una concreta attitudine della polizia di Stato. Sarò disponibile ad ascoltare chiunque, per le tematiche che naturalmente possano interessare la polizia. E sarà un momento di ascolto sia individuale che per le associazioni di categoria. I cittadini potranno telefonare alla mia segreteria e fissare un appuntamento.
Con quale spirito inizia questa sua nuova esperienza?
«Diventare questore è il coronamento di un sogno: il mio entusiasmo è massimo. Ho già avuto un incontro con i miei funzionari, di cui conosco già la professionalità. Sono sicuro che faremo bene, nel solco di quelle che sono state precedenti gestioni: da De Cicco a Gargano, fino a Borzacchiello, tutti colleghi con i quali ho anche rapporti di amicizia. Sono già stato in passato a Chieti, in occasione di viaggi per motivi personali. Ho tanti amici abruzzesi: apprezzo la loro schiettezza e spontaneità».
Quali sono le criticità sul territorio?
«Ci sono alcuni problemi di criminalità, soprattutto nell’area costiera, che andremo ad affrontare: ho già avuto modo di fare una lunga chiacchierata con il prefetto Mario Della Cioppa e con la mia struttura, a cominciare dal vicario Laura Pratesi. La provincia di Chieti, rispetto ad altre realtà, è tutto sommato tranquilla, fermo restando che le organizzazioni criminali colpiscono ormai ovunque».
La scorsa settimana, a Vasto, sono stati sequestrati 23 appartamenti riconducibili a un imprenditore campano ritenuto vicino al clan dei Casalesi: è l’ennesima dimostrazione che anche la provincia di Chieti non è esente da infiltrazioni della criminalità organizzata.
«Ma non c’erano dubbi. Laddove c’è moneta, c’è interesse delle organizzazioni malavitose: è una regola scontata. Per il cittadino è un po’ più difficile vederlo, noi forze dell’ordine lo verifichiamo giorno dopo giorno».
Come si può agire per fronteggiare il fenomeno?
«Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per individuare le infiltrazioni della criminalità organizzata e, laddove è possibile, consentire al prefetto di emettere le interdittive antimafia e richiedere alla procura della Repubblica l’emissione di misure di prevenzione nei confronti di questi soggetti per cercare di porre loro dei limiti».
Anche nel porto di Ortona sono iniziati gli sbarchi dei migranti.
«Per noi è un lavoro aggiuntivo rispetto al passato, perché determinata la necessità di verificare, con la squadra mobile, l’eventuale presenza di trafficanti e di assicurarli alla giustizia».
Mercoledì, nel suo primo giorno da questore di Chieti, a Casoli si è consumato l’ennesimo femminicidio.
«È una situazione che ci ha lasciato turbati. Purtroppo, nel giro di pochi mesi, è successo di nuovo nello stesso piccolo centro. Quanto avvenuto deve spronarci ad aumentare la nostra sensibilità, allorquando abbiamo la percezione che ci siano donne che vengono nei nostri uffici a rappresentarci difficoltà. Dobbiamo essere ancora più attenti a fare in modo che qualsiasi piccolo segnale venga da noi correttamente recepito e si possano attivare tutte le procedure affinché queste tragedie non si verifichino più».
Tra le emergenze, c’è sicuramente la diffusione di sostanze stupefacenti nell’area metropolitana.
«A livello territoriale, ormai con Pescara non c’è più soluzione di continuità: elevare il livello di attenzione è fondamentale, perché lo spaccio di droga è un problema che non riguarda solo Chieti Scalo ma tutta la provincia».
Restando alla Scalo, nel recente passato si sono verificate numerose aggressioni all’esterno dei locali della movida.
«Dopo il periodo del Covid, c’è stato un aumento di casi di violenza. Dal punto di vista repressivo e preventivo, dobbiamo fare assolutamente in modo che questi fenomeni siano ridotti al minimo. Non è normale che i giovani, per divertirsi, creino problemi: serve massimo rispetto nei confronti di tutti».

